Sfida ecologista in via del Giordano: ridurre i 22mila veicoli al giorno

Cinque semafori in un chilometro e mezzo per 22mila veicoli al giorno: questa è via Giordano, una camera a gas attraversata da un flusso di traffico eccessivo e troppo lento per una strada interna, visto che il 60% dei veicoli proviene dal ponte su Po, considerando il senso di marcia da Castelvetro a Cremona, mentre il rapporto si inverte nel senso opposto: il 60% del traffico è generato localmente. Lo ha spiegato un funzionario del Comune, l’ingegner Rossi, accanto al dirigente Pagliarini, durante la commissione viabilità di ieri.
Non arriva a essere satura, via Giordano, cioè completamente colma di veicoli. Pochi sono i mezzi pesanti. Da almeno vent’anni però le proteste sono forti e giustificate, poiché passa un’auto ogni pochi secondi e resta ferma a motore acceso al semaforo. Perché considerare opportuno esporre alcune migliaia di cittadini a tante emissioni inquinanti e a tanti pericoli, visto il numero di incidenti agli incroci?
Per la prima volta il Comune tenterà di ridurre il disagio: entro l’anno i tecnici comunali, l’assessore Alessia Manfredini e il consigliere Filippo Bonali, incaricato al Biciplan, cercheranno di alleggerire il pericolo che subiscono i residenti.
Condizioni di vita difficili, in mezzo al rumore e all’inquinamento, anche per i ciclisti e i pedoni.
Il traffico dovrebbe essere indirizzato altrove, verso la tangenziale e altre vie. Il comitato di quartiere, presente con la presidente Cristina Arata e altri, incontrerà l’assessora Manfredini a giorni e poi convocherà un’assemblea.
Sarà difficile, ma togliere veicoli da via del Giordano e via Cadore è doveroso. Di che qualità dell’abitare si può altrimenti parlare?
Su via Dante e viale Trento Trieste s’immette un flusso 13mila veicoli al giorno, sulla tangenziale il dato è di 40mila.
E questa sarebbe vita “moderna”? Che aria si può respirare se si abita in via del Giordano o nelle laterali? E che cosa c’è di civile in quel traffico?
Il Comune vuole quindi riorganizzare il traffico e ridurre il numero dei veicoli in circolazione, realizzando anche, tra via del Giordano e zona Po, una pista ciclabile. Progetto che costerà molto meno della Strada Sud, prevista per 15 milioni dalla giunta berlusconiana di Oreste Perri, che ora salirebbero a 16 o 17. I cittadini stessi, se possono, potranno scegliere la bicicletta anziché l’auto e quindi diminuire l’impatto ambientale.
Nell’ultimo mezzo secolo la superficie urbana cementificata è all’incirca raddoppiata, mentre il numero degli abitanti è sempre poco più di 70mila.
Costruire la Strada Sud, completando la tangenziale comunale e deviandovi quindi metà del traffico di via del Giordano, incoraggerebbe un’ulteriore consumo di suolo. Ancora asfalto e cemento, che da centrodestra Federico Fasani e Alessio Zanardi auspicano come soluzione “normale”. Gli ecologisti sono però molto contrari: l’inquinamento atmosferico a Cremona è già elevato rispetto alle soglie di legge, non c’è vento, le malattie dell’apparato respiratorio sono in percentuale elevate, la Regione considera Cremona zona critica, il consumo di suolo è già alto e le imprese possono lavorare per la rigenerazione, i flussi di traffico sono stabili e non in aumento, forse quindi potranno essere riorganizzati e riorientati. Al Comune quindi una sfida impegnativa.

La Strada Sud, inoltre, sarebbe comunale e costerebbe 16 o 17 milioni: un project financing, come taluni auspicano a destra, sarebbe problematico per un ente locale, tanto più dopo le esperienze del passato, risultate  costose, come la convenzioni con Saba per l’autosilo Marconi o, vicenda molto vistosa, la Brebemi.

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