Un giorno da bulgari e, alla fine, tutti al museo di Arvedi

Il noto industriale dell’acciaio Giovanni Arvedi a Cremona mondeggia (weltet), si fa mondo, quindi neanche si può oggettivare e non diventa mai argomento
di discorso, semmai tema d’elogio, motivo di spargimento d’incenso o di maligna rancura, se non di torbido mugugno o di umbratile coltivazione di veleni. Nel circuito istituzionale, forse mai così fragile, l’industriale trionfa. Se come stamattina il console generale di Bulgaria Rossen Roufev visita la Provincia, accolto col dovuto rispetto, avvedutamente il capo di gabinetto della Prefettura Beaumont Bortone e il presidente della Provincia Carlo Vezzini parlano di iniziative bilaterali, ma l’incontro può avere solo una conclusione: la visita al museo del violino, il “gioiello” donato da Arvedi alla città, al Comune, il centro di tutta la vita culturale (e politica) di Cremona, visto che sussiste una convenzione sottoscritta dall’amministrazione Perri che impegna il Comune per ben 15 anni.
Nulla ha senso a Cremona se non all’ombra dell’Arvedi eternamente sugli scudi, ma della sua funzione non si può neanche discutere. E’ implicito, non detto: ci vuole un’occhiuta ermeneutica a volte per svelare gli arvedismi nascosti dalla pubblica amministrazione, la quale non è allegra per mille motivi e dunque ben se ne capisce il disagio, tuttavia non la sottomissione a un destino museale. Nessuna critica meritano le istituzioni, che ai capitali e alle attività dell’industriale si riferiscono e si legano, ma il desiderio di uscire dalla sottomissione, dunque di emanciparsi, umanamente, è plausibile e perseguibile, perciò proseguo.
Interessantissimo il finale del comunicato, che mette conto riportare per intero:
“Nel territorio cremonese i cittadini bulgari sono ben integrati, pur rappresentando numericamente una piccola comunità (circa 300) e nel prossimo autunno, vi saranno, proprio nel territorio cremonese, alcune iniziative a carattere informativo, culturale, storico, fortificando così i rapporti tra i due Stati, grazie anche alle iniziative del Centro Incontri Diplomatici
La visita si è spostata poi al Museo del Violino, con un saluto al presidente “Friends of Stradivari”, Paolo Bodini”.

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