Per l’Ilva ci vuole il know how di Arvedi: lo assicura l’Agi

Dopo l’articolo dell’Espresso, che aveva evidenziato l’indebitamento degli industriali dell’acciaio interessati all’acquisto dell’Ilva, ecco l’agenzia di stampa Agi, di proprità dell’Eni, a presentare un quadro più roseo, con un articolo che mette Arvedi al centro dell’attenzione
(www.affaritaliani.it/economia/ilva-peggiora-ebitda-2015-il-possibile-ruolo-di-arvedi-409164.html). Il lancio dell’Agi è stato ripreso da “Affari italiani” e secondo alcuni lettori contiene un passaggio sul gruppo Arvedi che proverrebbe da Siderweb, la voce degli acciaieri. Dunque quest’articolo manifesterebbe una tendenza stratetiga, un chiaro desiderio di dar sostegno a una parte in causa, per quanto non si tratti affatto di mera propaganda, dato che Agi ammette le difficoltà della situazione. Forse chi ha scritto l’articolo sull’Ebitda dell’Ilva ha dovuto ammettere a malincuore che certi problemi esistono proprio.
L’Ebitda è un indicatore economico: è una sigla che per esteso suona “Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization”, e dunque indica l’andamento della sola gestione caratteristica di un’azienda, prima di considerare nel bilancio anche le voci riguardanti interessi passivi, tasse, deprezzamento e ammortizzamenti. L’Ebitda fa dono di una gestione aziendale “pura” dalle complicazioni finanziarie, indica quanto rende l’azienda nella sua purezza, indipendente dai fattori finanziari. E’ un indicatore che assomiglia all’italico Mol (Margine operativo lordo).

Innanzitutto Ilva, come sostiene Agi, è ancora attraente per gli investitori, l’agenzia dell’Eni vuole chiarirlo. La gestione caratteristica è peggiorata, cala la produzione di acciaio nel 2015, come risulta dai dati presentati dal commissario Enrico Laghi: 4,7 milioni di tonnellate rispetto ai 5,9 del 2014. Però l’articolo attacca con “il colosso è malato ma vivo”. Non è facile capire perché: l’Agi spiega che Ilva non sarebbe soltanto una preda dell’attuale concorrenza, anzi il bilancio presenta “note positive”, che consistono in un “miglioramento del mix produttivo che ha visto recuperare quote di prodotti a maggior valore aggiunto”. Altro dato da sottolineare è che la due diligence (“dovuta diligenza” nel mostrare i documenti necessari alla traparenza delle offerte d’acquisto, prima delle scelte) inizierà il 15 aprile, non il 31 marzo, per concludersi il 30 giugno. Due mesi e mezzo per analizzare le offerte a carte scoperte.
Ci sono problemi dal punto di vista finanziario? L’indebitamento è eccessivo, rispetto agli investimenti necessari? Ecco che Agi rivela l’importanza del gruppo Arvedi, che offrirà tecnologia, conoscenza, dopo aver dimostrato di realizzare a Cremona l’acciaeria migliore d’Italia dal punto di vista ambientale. E allora tanto vale leggere questo meraviglioso, istruttivo, preziosissimo passo di Agi su Arvedi! Eccolo.

“Col gruppo Marcegaglia (Agi del 19 febbraio) molta credibilità premia anche il gruppo Arvedi. E’ tra i principali produttori di acciaio in Italia e vanta la piu’ efficiente acciaieria al mondo integrata tra forni elettrici, impianti di colata e laminazione a caldo in linea. Il cuore del gruppo, l’acciaieria di Cremona, è strutturata in orientamento verticale, tanto da consumare solo 6 metri quadrati di suolo per tonnellata prodotta contro i 38 metri quadrati degli impianti a ciclo tradizionale, come quello dell’Ilva di Taranto. Il gruppo Arvedi è composto da 5 aziende situate nel Nord Italia: Cremona (coils in acciaio al carbonio, neri, decapati e zincati); sempre a Cremona, l’ATA di Cremona (tubi saldati in acciaio al carbonio). La Metalfer, specializzata nella trafilatura di tubi; l’Ilta Inox di Robecco d’Oglio (CR) (tubi saldati in acciaio inossidabile per applicazioni qualificate); l’Arinox di Sestri Levante, (produzione, laminazione, ricottura, tensospianatura e taglio di nastri in acciaio inossidabile di precisione). Infine c’e’ a Trieste l’impianto della Ferriera di Servola che fornisce per il gruppo ghisa direttamente da ciclo integrale, e che in futuro potra’ produrre acciaio magnetico. Il gruppo Arvedi ha circa 3mila dipendenti e ricavi consolidati per 2,1 miliardi, con una remunerazione dei mezzi propri (ROE, return on equity) del 3,6%, cioe’ piuttosto bassa. Tanto che il patrimonio netto copre appena il 22% del capitale investito, e i debiti complessivi sono pari a 3,4 volte il patrimonio netto. Quindi, nell’ottica della costituenda cordata nazionale, è verosimile che l’apporto di Arvedi possa essere più di know how che di finanza. Secondo gli esperti, le sinergie produttive tra Arvedi e Ilva di Taranto permetterebbero di ridurre i fortissimi investimenti ambientali necessari all’impianto pugliese in modo da sviluppare nuovi prodotti per competere nei segmenti di mercato a maggior valore aggiunto”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...