La lotta contro l’inceneritore è un vecchio feticcio borghese

La lotta contro l’inceneritore è un vecchio feticcio borghese, sbandierata così come il Dalai Lama faceva ruotare i testi su cui erano scritte le preghiere, come se il vento potesse così moltiplicarle all’infinito, senza però che il bilancio di A2A potesse risentirne, perché questo è il mondo borghese che tu, M5S, non rifiuti e di cui rischi di diventare un rifiuto da ballottaggio alla viva il parroco, questo è il mondo borghese, fatto di bilanci, di piani industriali, di meticolosa burocrazia, di programmi elettorali e di un popolo di tanti piccoli, grandi, medi e galimbertistici Galimberti, cioè di sindaci volonterosi, indigesti e complicati, ma sindaci eletti che i bilanci cangiar desìano. L’inceneritore è una romanza di Verdi Giuseppe, una poesia di Carducci, un pistolotto romantico-patriottico, una Caporetto, una puntata di Beautiful, una predica di un prete spretato, un coro da osteria dei probiviri, un mottetto dalle rime sgangherate, ma ripetuto all’infinito, appassionato come il rosario dell’ardente gioventù mariana o come i demoni cacciati da Gesù di Nazareth e finiti nel corpo dei porci bruciati nella divina e terrena discarica, metafora di tutto e di niente.
Coraggio inceneritore, fatti spegnere da una danza circolare di A2A, ma non bruciare il bilancio indebitandoci tutti.

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