Acciaieria Arvedi, ancora fumi diffusi e boati

Il gruppo ispettivo dell’Arpa ha sottoposto a ispezione le aree Sud dell’acciaieria Arvedi nel periodo tra il 24 settembre e il 27 novembre scorso. La relazione indica una serie irrisolta di problemi di inquinamento atmosferico e acustico.

Nel mese di ottobre la soglia di allarme è stata superata 1.100 volte da parte dell’acciaieria Arvedi, e in 700 casi si tratta di scrosci di rottami, cioè i cosiddetti boati. I rottami vengono movimentati e poi fatti cadere da altezze ben superiori al mezzo metro indicato. Sono queste alcune delle critiche che figurano nella relazione del gruppo ispettivo dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, stesa dopo l’ispezione condotta sugli impianti dell’acciaieria Arvedi nell’area Sud, vicino al canale navigabile, e datata 22 dicembre 2015.
I rilievi che riguardano l’inquinamento dell’aria sono diversi e impegnativi, al punto da richiedere all’azienda di via Acquaviva una serie di cambiamenti a tutela dell’ambiente. Le analisi effettuate sui campioni di emissioni del camino E1 dimostrato valori sempre superiori. I campionamenti di otto ore, relativi al camino del forno della linea 2, affidati a una società incaricata, non risultano effettuati nelle condizioni previste di esercizio dell’impianto. Gli insufflatori di carboni attivi, nei condotti E1 ed E13, definiscono un dosaggio inferiore per ciascuna delle due linee, e nemmeno c’è evidenza di un sistema di controllo in continuo per l’abbattimento di emissioni, di conseguenza l’Arpa propone di installarlo. Nella posizione di preriscaldo delle siviere, cioè i contenitori della colata, i dati sono incongruenti in modo inaccettabile. L’uso dei carboni attivi è però essenziale per l’abbattimento delle diossine e dei furani, sostanze particolarmente pericolose per la salute, che sono sottoposte a controlli periodici. L’Arpa chiede quindi all’industria siderurgica cremonese di migliorare le attività per abbattere l’inquinamento atmosferico, e ha svolto verifiche in tutti i settori, anche a riguardo della gestione delle acque reflue e delle scorie, individuando diversi aspetti critici. Le migliorie richieste sono varie: ad esempio la portata del camino E11 è anche doppia rispetto a quanto dichiarato.
E di nuovo sono state riscontrati fumi diffusi che derivano dai forni siviera della linea 1. I fumi sono visti uscire dai lucernari e da aperture alla sommità dell’edificio, dunque non sottoposto al trattamento previsto.
Fra le molte osservazioni dell’Arpa, è confermato che l’acciaieria produce troppo: sono stati infatti superati i limiti negli anni 2012, 2013, 2014 e in proiezione anche nel 2015. Perciò l’industria siderurgica ha già chiesto che venga autorizzato l’aumento di produzione. Nelle prossime settimane l’Arpa verificherà l’efficacia del piano di risanamento acustico.

http://www.telecolor.net

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