Fermata la micro-dittatura del “cittadino”

Da portatore di diritti a giudice supremo di un ordinamento politico costruito a sua misura, il cittadino, secondo un diffuso stile di cultura antipolitica, viene accreditato di un potere di giudizio inappellabile: chiunque ha ragione qualunque cosa dica purché la sua opinione sia messa sullo stesso piano della pubblica amministrazione e dei suoi organi decisionali. I poteri decisionali dello Stato, eletti in un sistema di democrazia rappresentativa, si attivano non senza consenso degli altri Stati membri dell’Unione europea: così se la rappresentatività si scolora in un intreccio di accordi internazionali, il cittadino invece impera, e a Cremona sarebbe entrato da autentico imperatore anche in consiglio comunale, se fosse stata approvata la mozione dei cinque stelle. L’idea grillina ha una certa gradevolezza, perché permetterebbe ai cittadini di porre domande al sindaco, agli assessori e ai consiglieri nella prima mezz’ora del consiglio comunale: in un clima di rispetto reciproco avrebbe un senso nei mass-media, dove l’uno contro tutti è già stato sperimentato. Il consiglio comunale esiste, va ammesso, perché i cittadini hanno delegato i loro rappresentanti a prendere decisioni dopo un confronto aperto: il consiglio dovrebbe riunirsi per valutare e decidere, non tanto per dimostrare in modo spettacolare chi ha ragione o torto.
La proposta grillina è stata bocciata dal centrosinistra, perché non conforme alla democrazia rappresentativa. Tra i rischi, ci sarebbe stata l’esposizione del sindaco come bersaglio di un tiro a segno implacabile. Di fatto sembra che i cittadini – così come sono, con le loro ultra-egoistiche pulsioni anti-sistema, faziosi, pugnaci, irappresentabili, riottosi a ogni sintesi politica – siano arrivati su un piano superiore alla stessa Corte Costituzionale. Tutto l’ordinamento costituzionale sembra dissolto, ogni organo rappresentativo è delegittimato, cosicché in un tripudio di egoismo politico trionferebbe il nuovo monarca assoluto, pulviscolare, molteplice, capace ormai di formare un contro-potere di massa pronto a respingere qualunque inserimento in qualsiasi ordinamento.
Il contrario sarebbe il question-time rovesciato, dove sarebbe il sindaco a interrogare i cittadini: la delega in queesto casa verrebbe esaltata fino al paradosso, ma è solo l’altro lato della medaglia.

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