Il welfare della coperta corta

Il welfare cremonese si rafforza e diventa più attento, ma solo quando si occupa dei tipi di casi che conosce bene e può trattare. E’ una coperta corta in realtà, che esclude decine di famiglie con contenziosi aperti fino al paradosso, anzi una coperta di Linus, che diventa un feticcio, una bandiera, utile però a coprire i casi peggiori. Perché mai da tre anni devono arrivare in via Divisione Acqui ingiunzioni di pagamento, da tre anni, a famiglie dal reddito basso, anche solo con pensione sociale, per le bollette di un teleriscaldamento contestato perché non funziona?

 

Il nuovo accordo fra il Comune e Linea Più reso noto oggi dall’assessore Mauro Platé tutela i cittadini con reddito basso, seguiti dagli assistenti sociali, dal rischio di distacco delle utenze. Le bollette saranno pagate a basse rate, anche da 30 euro ma non di meno, grazie alle norme per la tutela della morosità incolpevole, secondo le norme statali e regionali, ma a Cremona i casi non tutelati dall’accordo appena siglato, sono decine e non trovano soluzione da tre anni. Da una parte ci sono le famiglie sostenute dal Comune con i contributi per il pagamento delle bollette, circa 400. L’amministrazione ha versato una prima tranche di 94mila euro nel settembre scorso e una seconda tranche in dicembre, da 92mila euro, per evitare i distacchi delle utenze elettriche, oltre a sostenere anche il pagamento delle bollette del gas, mentre il servizio idrico è garantito da Padania Acque. Dall’altra parte ci sono decine di famiglie residenti nelle case popolari di via Divisione Acqui, ex Aler ma comunali dal primo gennaio di quest’anno, che anche recentemente hanno ricevuto lettere da un’agenzia di recupero crediti. Crediti contestati da tre anni, mai pagati dagli utenti che presentando i dati dei contatori sostengono che non c’è nulla da pagare perché i consumi non risultano. Questioni legali che si trascinano senza soluzione: ormai i crediti, che in alcuni casi sono saliti fino a mille euro, sono stati ceduti dall’Aem a un’agenzia di recupero crediti. La procedura amministrativa permettere di vendere i debiti degli utenti delle case popolari al ribasso, ad esempio a un terzo del loro valore, perché si prevede che riscuoterli sarà molto difficile, anche perché il pignoramento non è più ammesso dalla legge. Questi debiti vengono comprati da società private di riscossione che puntano a recuperare almeno il 50%. In via Divisione Acqui però solo una famiglia su sedici ha pagato, gli altri si rifiutano a causa dell’inefficienza degli impianti, in particolare del teleriscaldamento. Dopo un mese, ad esempio, un inquilino si è ritrovato una bolletta da 250 euro ma non ha più potuto ottenere il distacco dalla rete di teleriscaldamento: gli addebiti aumentano anche per chi ha cambiato azienda e usa il boiler non più il teleriscaldamento. Il motivo è che le spese condominiali comprendono il costo della dispersione del calore, ripartita fra tutti gli inquilini secondo i millesimi. In più viene richiesto il pagamento di consumi che non risultano al contatore. E il contenzioso non trova sbochi, malgrado le continue richieste di chiarimento prima all’Aler e ora al Comune. Così chi vive con la pensione sociale o con uno stipendio da 750 euro si ritrova lettere che richiedono pagamenti che non trovano riscontro. Il presidente di Linea Più Vito Savino spiega che l’azienda vuole ridurre il disagio della popolazione: decine di casi, però, restano escluse da una platea di circa 400 famiglie che non sono mai uscite da una crisi economica che pare eterna.

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