Sfratti in silenzio per non dare fastidio

CREMONA La serie degli sfratti compiuti con l’intervento delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e delle ambulanze, peraltro costosa per i pubblici bilanci, è finita ma l’elenco delle famiglie che perdono la casa s’allunga. Sono sfratti bianchi, in silenzio, privi di clamore e pieni solo di povertà. Le vicissitudini di Gloria, della figlia di un anno e del compagno Luigi sono state raccontate dal comitato Antisfratto in una nota diffusa oggi alla stampa: gli stipendi bassi e il precariato hanno colpito ancora e l’affitto, mediamente sui 350-400 euro, si è confermato insostenibile, parallelamente all’impotenza dei servizi sociali del Comune, definita “professionale indifferenza” dal comitato di via Mantova. Dopo aver ricevuto la lettera di sfratto, Gloria viene convocata in Prefettura ma deve presentarsi da sola, davanti al viceprefetto, al vicequestore, al responsabile degli assistenti sociali, al proprietario di casa e al suo legale. Gloria non può permettersi un avvocato e neanche la rappresentanza del comitato, che non è più accettata dalle istituzioni. Alla famiglia viene dato il tempo di fare domanda di una casa popolare e attendere l’assegnazione di un alloggio, al proprietario della casa vengono versati i 1.500 euro dovuti. La famiglia ha lasciato volontariamente la casa in affitto ed è stata ospitata dai parenti: le chiavi dell’alloggio comunale poi sono state consegnate, ma in linea con la nuova legge regionale sull’emergenza abitativa sono stati tutelati soprattutto gli interessi del proprietario, come nota il comitato di via Mantova. Il lavoro infatti è perduto, molte case sono vuote a Cremona e gli affitti restano troppo alti per i lavoratori precari. Sono stati necessari tre picchetti per impedire l’accesso dell’ufficiale giudiziario nell’appartamento in cui abitava la famiglia di Gloria, che ora riparte da capo, e continua con altre famiglie la lotta per il diritto alla casa, fra volantinaggi, manifestazioni e picchetti. La miseria rimane una presenza poco rumorosa a Cremona, ma insistente e diffusa tra centinaia di famiglie. Gli interventi dei servizi sociali dimostrano l’esistenza di una crisi economica e di un’emergenza sociale che rimane lacerante. Emergono infatti alcuni dati drammatici sulla miseria reale di parte della popolazione. A Cremona, ad esempio, ci sono cittadini che nemmeno possono permettersi di pagarsi il funerale e quest’anno i casi sono aumentati, già tre. Deve provvedere il Comune con la spesa pubblica, contenuta in poco più di 800 euro, per un estremo saluto.

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