Centrosinistra, privatizzazioni in serie: un’altra piscina

Una catena di montaggio di privatizzazioni che sembrano determinate da una procedura replicata automaticamente città per città: pare che nulla di pubblico possa più rimanere, tranne il pubblico sconcerto o il pubblico applauso dei cantori del capitale trionfante. E l’assessore che se ne occupa – suo malgrado – è lo stesso dei servizi sociali. E’ la linea politica, meritevole di perplessità, che ha scelto il Comune di Cremona.

CREMONA Anche la piscina comunale di Cremona, come già quella di Crema, si sta tuffando nel meraviglioso mondo delle privatizzazioni, e probabilmente grazie alla proposta della stessa società, Sport Management, che in Italia gestisce già una trentina di impianti. Lo conferma il Comune, dove la delega agli impianti sportivi è stata data dal sindaco Galimberti allo stesso assessore ai servizi sociali, Mauro Platé, il quale ha risposto a un’interrogazione di Marcello Ventura, Fratelli D’Italia, che ha chiesto spiegazioni dopo le voci di una sospensione da parte della Federazione Italiana Nuoto, gestore attuale. A Cremona, diversamente che a Crema, non ci sono nemmeno proposte alternative: il sindaco Stefania Bonaldi ha potuto respingere la richiesta di Mario Lottaroli, di Rifondazione, di avviare una gestione pubblica, con la partecipazione dei soci del centro natatorio Bellini, cioè le società sportive e gli utenti. Cremona ha già aperto la fase istruttoria, preliminare all’apertura del bando per l’appalto ai privati, e ha ricevuto il 18 maggio la proposta di project financing da parte della società veronese Sport Management. Platé ha fatto sapere che l’amministrazione non ha ancora preso una decisione. Ci sarà una discussione in commissione comunale, poi una gara, sempre che le condizioni siano giudicate positivamente dal Comune, che vuole garantire investimenti per l’efficienza energetica e la riqualificazione del complesso sportivo a Po. La Federazione italiana nuoto non ha mai comunicato di voler lasciare la gestione né di sospenderla. In municipio sono stati confrontati bilanci delle gestioni delle piscine di altre città, oltre a riprogettare l’accordo con la Fin. Ancora una volta, privatizzare con una gara ad evidenza pubblica è la via maestra del centrosinistra. A Crema il Comune ha trasferito tre dipendenti dalla piscina alla società patrimoniale Scrp, con un risparmio di 150mila euro l’anno per il privato, che ha subito aumentato le tariffe dei corsi e precarizzato i collaboratori con partita Iva. In compenso, la struttura è aperta più giorni all’anno e Sport Management godrà di una concessione di 25 anni e degli incassi, mentre il Comune paga le rate dei mutui pregressi. Il comitato che ha raccolto centinaia di firme contro la privatizzazione ha fatto notare che la gestione era in passivo per 50mila euro annui, se non di meno, ma il Pd non ha voluto sentire. A Cremona anche i cinque stelle hanno rivolto un’interrogazione a Platé, a fine maggio: Lucia Lanfredi ha lamentato che gli utenti sono ben 80mila all’anno, eppure l’orario di chiusura è alle otto di sera, prima che nelle altre città, mentre ancor oggi il gestore procede con accordi rinnovati ogni sei mesi.

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