Area vasta, Galimberti mette il guinzaglio a Crema

Per risolvere il conflitto con gli oltre quaranta Comuni del Cremasco, il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti ha scelto di inviare una lettera direttamente al sottosegretario Pizzetti, al presidente della Regione Maroni, e a tutti i soggetti coinvolti, chiedendo di fermare, dall’alto, con la forza delle istituzioni superiori, il progetto del Cremasco e del Lodigiano di unirsi in una zona omogenea, uscendo dalla provincia di Cremona per far parte della città metropolitana di Milano. Lo scontro fra Crema e Cremona, per quanto guidate entrambe dal Pd, non potrebbe essere più aspro. In sei mesi, come ha ribadito oggi il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, Galimberti, pur essendo rappresentante territoriale in Regione, non si è mai preso la briga non solo di venire a Crema una volta, ma nemmeno di fare una telefonata. Lo stesso Galimberti era già stato bocciato a Crema come possibile presidente della Provincia, due anni fa, quando la frattura si era già consumata, con la soppressione del tribunale di Crema e l’accorpamento degli uffici a Cremona. Il Cremasco in ogni caso ha già deciso il suo addio, con le delibere di tutti i consigli comunali, e anche la Provincia di Lodi si è pronunciata ufficialmente: meglio dividere la provincia di Cremona e unire le aree vicine tra loro. Il Comune di Cremona però insiste sulla propria strada, come già la Provincia di Cremona, che ha fermato l’iniziativa cremasca di riorganizzare le scuole secondo il principio di legge dell’autonomia delle dimensioni degli istituti. Anzi Galimberti brandisce come giustificazione inoppugnabile, per mantenere l’unità provinciale così com’è, lo studio commissionato dalla Camera di commercio di Cremona a una società privata. Non va diviso il territorio a tutela degli interessi delle imprese, come scrive Galimberti: “Ci uniscono esperienze industriali e poli artigianali di alto livello”, oltre alla tradizione sociale e culturale e alla forza del comparto agroalimentare, quando al contrario Lodi e Crema, separate da appena 15 chilometri, non vogliono dipendere da Mantova bensì unirsi nel contesto della vicina Milano. Galimberti invece vede Casalmaggiore e Crema unite dalle stesse caratteristiche e propone tutt’altra strategia: “Essere alleati con la città metropolitana senza esserne fagocitati”. Il sindaco di Cremona insiste, come già nel caso dell’alleanza tra Lgh e A2A, sulle ragioni economiche e sulla necessità di formare alleanze territoriali di ampie dimensioni: la spesa pubblica sarà inferiore nei confronti di attività rivolte ad aree da un milione di abitanti. La ricchezza delle diversità della Provincia, però, è una formula che ormai dice ben poco ai cremaschi.

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