Teleriscaldamento con l’acciaieria Arvedi o il biogas

Fra gli obiettivi del bilancio ambientale c’è l’ampliamento del servizio di teleriscaldamento, allo scopo di ridurre il consumo di metano e quindi l’inquinamento atmosferico e l’effetto serra. Il punto critico, che ha acceso la discussione in commissione ambiente, è che il centrosinistra intende sostituire la fonte di approvvigionamento di calore del teleriscaldamento: oggi è l’inceneritore e un domani, secondo i programmi confermati dell’assessore Alessia Manfredini, del Pd, l’acciaieria Arvedi. La richiesta è già stata formalizzata nella procedura di Valutazione d’impatto ambientale dedicata all’aumenti di produzione dell’industria siderurgica di via Acquaviva: recuperare i cascami termici per scaldare l’acqua da immettere nei tubi che arriveranno nelle case popolari, all’ospedale e in tutti gli edifici pubblici e privati collegati e da collegare al servizio. Il modello è lo stesso di un’acciaieria di Dalmine, il cui calore viene utilizzato per riscaldare le case. L’idea era già stata sostenuta dall’amministrazione Perri, che però non ha lasciato alcuno studio di fattibilità in proposito, come ha lamentato l’assessore all’ambiente. Il proposito è difficilmente attuabile, secondo Federico Fasani del Ncd: eccessiva è la distanza tra via Acquaviva e la città, inoltre non è chiaro l’aspetto economico. Dure critiche da parte di Fasani, inoltre, perché non è ancora per niente certo quali fonti di energia saranno usate per il teleriscaldamento, la cui estensione è tuttavia già certa nel prossimo futuro, con l’allacciamento di una palazzina di via Venti Settembre e altri edifici. Negativo anche il giudizio di Alessio Zanardi del gruppo Misto: non è stato fatto ancora nulla per la generazione di energia solare termica, che doveva essere un obiettivo principe. E’ la stessa critica, questa, che viene rivolta al Comune da parte di Ambientescienze, e da anni: Aem avrebbe potuto investire nelle rinnovabili già da molto tempo. Per il teleriscaldamento, altra risorsa considerata dal Comune sono le centraline a biogas che circondano Cremona, come fonte di recupero del calore. Il bilancio ambientale comunale viene difeso con forza dalla maggioranza. In un anno il verde pubblico è aumentato di 9mila metri quadrati, a Cremona, grazie all’acquisizione delle aree demaniali come l’ex polveriera, che sarà recuperata come bosco. Alessia Manfredini conta poi sul bosco dei nuovi nati, il Piano della sosta, nuovi progetti per la viabilità, la creazione di piste ciclabili, la riqualificazione energetica di diversi edifici pubblici e svariati altri progetti. Nulla di nuovo per le minoranze: è verde che già esisteva e cambia solo proprietà, anzi per gli ambientalisti e i cinque stelle la novità reale è il consumo di suolo in via Flaminia e San Felice.

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