Canile, il M5s: “Il Comune agisce nella illegalità”

Alla fine il sindaco Gianluca Galimberti apparirà con un cagnolino in braccio e rivincerà facilmente le elezioni, anche perché i cani non abbieranno alla luna ma avranno il loro rifugio prima delle elezioni o anche dopo, ma senza tasse. Per ora il M5s di Cremona insiste nella propria funzione di “magistratura popolare volontaria”.
Con il presunto conflitto di interessi di Francesca Pontiggia e Laura Baroni finora è andata male, ma la luce sul bando dell’illuminazione pubblica resta accesa e anche sul canile. Il M5S vuole associare la parola “illegalità” alla parola “Comune” e ci riprova sin dal titolo del comunicato di ieri, accuratamente evitato dall’ampia sintesi del giornale La Provincia. La firma è del consigliere comunale Maria Lucia Lanfredi, che ha ormai cambiato linea da mesi, dopo un avvio propositivo. Da qualche tempo pare aperta la caccia al presunto inquisito e soprattutto al conflitto d’interessi, come se l’imperativo fosse scoprire l’errore e mettere Cremona sullo stesso piano degli altri Comuni in cui ci sono questioni giudiziare aperte. Di fatto la gara per la gestione del canile è stata vinta dall’unico concorrente, uno stimato veterinario bresciano.

Di seguito il comunicato grillino nella sua fragrante e minuziosa integralità e il servizio di Telecolor in onda ieri.

IL COMUNE AGISCE NELLA ILLEGALITA’
Il comune di Cremona ha bandito una gara d’appalto per l’affidamento, a partire dal 1 luglio 2016, della gestione del servizio di ricovero e mantenimento dei cani randagi.

I cani quando vengono trovati dovrebbero essere ricoverati nel canile sanitario, messo a disposizione dell’ASL dal Comune ( art.n. 108/a Legge Regionale 30 dicembre 2009 n.33) dove rimangono per 10 giorni. Passati i 10 giorni passano nel canile rifugio per essere messi in adozione.
Ora il comune di Cremona non ha mai costruito il sanitario, anche se a questo scopo aveva, al fine di raccogliere fondi , imposto una specie di tassa ai comuni convenzionati di 1.000 euro ciascuno e aveva dato vita alla campagna di raccolta offerte da parte dei cittadini “qua la zampa”.
Il comune non avendo a disposizione un canile sanitario ha concesso all’ASL, come canile sanitario, una parte di canile rifugio che L’ASL ha gestito in deroga al Regolamento Regionale n.2 del 5 maggio 2008 (che dettava i requisiti delle strutture). Il Comune, nel frattempo, avrebbe dovuto costruire un canile sanitario. L’ASL ha deciso al 31 dicembre 2016 , alla scadenza della convenzione,di non accettare più la struttura non a norma, anche se confortevole, messa a disposizione dal Comune.
Per risolvere il problema del canile sanitario che da 9 anni si trascina e che avrebbe dovuto costruire, il Comune di Cremona ha fatto una gara di appalto richiedendo che :
I partecipanti avessero nella stessa struttura sia il sanitario che il rifugio ( cosa che nessuna legge prevede e che era mirata ad escludere l’Associazione Zoofili )
che la struttura si trovasse in provincia di Cremona
che la distanza fosse adeguata ,( criterio assolutamente discrezionale e non un parametro di riferimento che è invece quello riportato nella legge 33 del 2009 art.n.8 che recita chiaramente “ il canile rifugio… deve essere ubicato entro 30 chilometri dal comune appaltante”)
il comune fissava una cifra di gestione annuale imponendo una serie di figure professionali, educatore, e personale di di servizio ,più tutte le spese sanitarie e di sterilizzazione che riducevano la somma da gestire per il benessere concreto degli animali assolutamente insufficiente,( tanto che nessuna delle strutture che avevano i requisiti strutturai ha partecipato)
Mancando di canile sanitario il Comune, con le clausole del bando che di fatto non era certo aperto, escludeva a priori la partecipazione della Associazione Zoofili Cremonesi che non solo ha fondato ma che da 40 anni gestisce il rifugio.

Le due sole strutture che potevano partecipare e presenti in provincia, erano il canile di Calvatone e quello di Vaiano Cremasco solo che entrambe si trovano al di fuori dei 30 chilometri dal comune appaltante (come prevede la Legge Regionale 33 del 2009 art n. 8.) Alla gara si è presentato un solo concorrente: la clinica San Francesco di Brescia la cui offerta è stata dichiarata dalla commissione inammissibile
Poiché la Clinica ha minacciato di ricorrere al TAR (facendo probabilmente riferimento alla Legge Regionale n. 16 del 2006 art.6/ 1, abrogata dal Regolamento Regionale di attuazione 5 maggio 2008 n.2) il comune, che ne aveva dichiarato l’inammissibilità, per cautelarsi fa marcia indietro e le affida l’incarico senza tener conto che la Clinica non possiede i requisiti richiesti dal bando:
non ha un canile sanitario, infatti dall’anagrafe veterinaria della Regione Lombardia risulta che l’unico canile sanitario presente nella provincia di Brescia e quello dell’ASL la quale , ovviamente, non potrebbe cederne parte per consentire ad altri di svolgere quella che è la sua attività istituzionale;
la struttura si trova fuori provincia; la distanza supera di molto il limite di 30 chilometri fissato dalla Legge regionale succitata,
l’offerta economica fatta dalla Clinica San Francesco offre un ribasso del 33% , pari a più di un terzo di ribasso sulla cifra base d’asta che secondo la normativa europea sugli appalti appare assolutamente non congrua per l’eccessivo ribasso.

Nessuna normativa prevede che il “ canile sanitario” si trovi nella stessa struttura del “ canile rifugio” né prevede la distanza dal comune appaltante.
Il canile Rifugio , che è stato alienato dal Comune ed acquistato dalla Associazione Zoofili Cremonesi è una struttura che possiede tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente (Legge Regionale 2008 n.2 artt. 12 – 13) sia come struttura zoofila privata che come canile rifugio.
Il bando di gara, che avrebbe dovuto mettere una pezza alle inadempienze del Comune nei confronti dell’ASL, avrebbe potuto essere formulato in modo diverso e peraltro del tutto legittimo, facendo due bandi, uno per ciascuna struttura
L’Associazione Zoofili Cremonesi, che ovviamente si è voluto escludere dalla gara, aveva cercato dopo la scadenza della convenzione il 31/12/2015 di addivenire ad una trattativa con il Comune e si era dichiarata disponibile a costruire con i propri fondi il “ canile sanitario”. Il costante rinvio di qualsiasi decisione da parte della Amministrazione ha portato alla situazione attuale.
Situazione non certo favorevole per i cittadini ai quali viene sottratto un servizio
Spostare il “ canile sanitario” fuori città non avrebbe creato nessun problema alla cittadinanza, mentre trasferire altrove, come a Brescia, il “ canile rifugio” significa creare un grosso disagio ai cittadini che dovessero perdere il cane. Dovrebbero innanzitutto avere un’automobile perché il canile è in estrema periferia, perdere un giorno di lavoro perché il canile è aperto in orari lavorativi e non tutti i giorni ( per gli anziani trovare qualcuno che li accompagni), sperare di trovare il cane, pagare 80 euro per le spese di cattura più le spese di pensione giornaliera, più le spese di autostrada e di benzina!! Un costo veramente significativo: due giorni all’incirca 150 euro!!
Situazione non certo rosea per i quattro dipendenti del rifugio di Cremona , con famiglia a carico che si trovano senza lavoro, né per i cittadini che vedono parte delle tasse da loro pagate al comune di Cremona spostate a beneficio di un’altra provincia, né infine per il comune di Cremona che sarebbe l’unico comune d’Italia a non avere un “canile rifugio”.
Il comportamento del comune oltre ad evidenziare la confusione e la contraddizione in cui gli organi amministrativi agiscono in quanto accettano come buoni requisiti che avevano esclusi a priori per cui “ vale tutto e il contrario di tutto” genera nei cittadini sconcerto, diffidenza e disaffezione nei confronti dell’ amministrazione.
Per evidenziare la superficialità con cui il Comune, fino all’ultimo agisce, basta leggere le dichiarazioni che il dott. Olzi ha rilasciato sulla “ Provincia” del 6 luglio per giustificare il trasferimento a Brescia dei cani. Dichiarazioni che lasciano , a dir poco, perplessi specie se si pensa che a farle è il Presidente dell’Ordine dei Veterinari . Presenta i cani come oggetti da televendita che chiunque può comodamente scegliere stando a casa in poltrona. Come comportamentista dovrebbe sapere che il cane non è un oggetto da scegliere in catalogo, occorre fare un colloquio con il futuro affidatario per verificarne l’idoneità a detenere il cane che ha scelto il quale ha sue caratteristiche comportamentali precise, verificare il posto dove andrà a vivere e, una volta affidato effettuare visite di controllo.
Per quanto riguarda il sicuro aumento delle adozioni a distanza significa in pratica che il cane è condannato a restare in canile a vita perché qualcuno pagherà il suo mantenimento e che il gestore di conseguenza aumenterà le sue entrate: è una politica a favore del cane?
Per quanto riguarda i servizi richiesti dal bando e offerti sono tanti, ma i soldi sono pochi visto che sulla base d’asta , già all’osso, è stato fatto un ribasso del 33%., per cui se si tolgono i costi dei servizi quello che effettivamente resta per i cani è ben poco.
i nostri politici oggi vogliono portar via il canile e domani? Porteranno via i servizi sociali?
Tutti sono invitati sabato e domenica al rifugio per veder di persona la struttura , e per valutare le scelte “politiche” che sta facendo questa amministrazione

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