Bordolano, le trivelle sono tornate

 

 

Nuova trivellazione da agosto a Bordolano, dove i lavori sono ripresi per creare un’area destinata all’uso di esplosivi. L’obiettivo è perforare il terreno, a forza di detonazioni sotterranee, e creare l’ottavo pozzo dello stoccaggio di gas della Stogit, già autorizzato come work over, cioè come opera di manutenzione, quando invece l’intervento secondo Ezio Corradi del Coordinamento dei comitati ambientalisti Lombardia è programmato da anni e quindi dovrebbe essere sottoposto a Valutazione d’impatto ambientale. Nulla da fare invece: malgrado l’esistenza di una centrale di pompaggio connessa a stoccaggio e pozzi, con tanto di monitoraggio sismico prescritto dalla Regione, è sufficiente richiedere alle autorità un intervento di manutenzione per far ripartire la trivella ai margini del Parco Oglio Nord. Infatti lo stesso Corradi ha presentato tre anni fa denuncia ai carabinieri per l’inizio di lavori che non sarebbero stati autorizzati: un presunto abuso edilizio, quindi. Quel primo manufatto è stato poi completato con la costruzione di una nuova strada di servizio alla centrale: i Tir e i camion che sono stati visti transitare stamattina a Bordolano, però, non passano per la strada prescritta dalle istituzioni, bensì per la stretta Via delle campagne, strada che collega Bordolano a Castelvisconti, passando davanti al santuario della Madonna della Neve, dove la visibilità, quando le piante di mais sono alte, è zero e la prudenza consiglia di rallentare o fermarsi. I pericoli per la viabilità erano stati previsti dall’ente Provincia, che aveva infatti obbligato la Stogit a servirsi di una strada interna da costruire per l’occasione. La Stogit ha avvisato le istituzioni dell’inizio dei lavori nell’area dell’ex cluster B, ma non sono stati notati controlli da parte di Comune e Provincia, che non hanno ricevuto la stessa lettera inviata alla Prefettura e ai Vigili del fuoco. Così, invece dei furgoni con portata massima di tre quintali e mezzo, la via delle Campagne è battuta da Tir che trasportano carichi ben più rilevanti.

I cittadini non sono stati informati dagli enti locali di questo ulteriore rischio. La protesta ambientalista, da parte del comitato provinciale, che in primavera hanno sostenuto il referendum, continua anche perché la valutazione dell’impatto non ha riguardato l’insieme dello stoccaggio e degli stoccaggi e metanodotti della provincia di Cremona e del Nord Italia con tutte le opere connesse, che da quanto si vede continuano ad aumentare.

 

 

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