Case di riposo, 848 anziani in lista d’attesa in provincia

Continuano ad allungarsi le liste d’attesa delle case di riposo della provincia di Cremona, in tutto 848 persone secondo i dati dell’Ats di oggi, che li monitora in tempo reale sul proprio sito. A gennaio, il totale era 815 e nell’ottobre scorso 800: rispetto a tre anni fa l’aumento è di un centinaio di persone in più. Si tratta di richieste significative, perché impegnano famiglie disposte a pagare rette che si aggirano in media sui 53 euro al giorno, cioè 1.600 al mese, se non di più, anche 75 o 80 euro al giorno per chi proviene da fuori provincia. Cremona Solidale, l’azienda speciale del Comune, conta ben 262 anziani in lista d’attesa, ma ce ne sono in tutto 440 nel solo distretto cremonese. Da una parte il fenomeno statistico, che costringe le famiglie a ricorrere alle badanti o a far da sè, è causato dall’aumento dell’età media della popolazione: Cremona infatti è tra le città più anziane della Lombardia, assieme a Mantova e Pavia; dall’altra parte si fa sentire lo scarso peso dell’assistenza domiciliare. L’obiettivo della Regione Lombardia è dichiarato da tempo: potenziare i servizi a domicilio, ma ai programmi e alle stesse delibere del Pirellone non seguono i fatti. Gli stessi istituti per anziani, come ha fatto notare proprio il direttore di Cremona Solidale Emilio Tanzi, durante un’audizione in Comune, hanno bisogno di aprirsi di più, di portare all’esterno i propri servizi e differenziarli, diventando più attivi sul territorio, senza limitarsi a soddisfare le richieste di ricovero con un personale limitato, a propria volta troppo anziano, come nel caso di via Brescia, e con un minutaggio settimanale di assistenza che nel Cremonese va oltre gli stretti limiti previsti dalla Regione. Chi lavora nelle case di riposo, una volta rientrato fra le mura domestiche, spesso si ritrova ad assistere gli anziani genitori. I problemi poi si intrecciano e si complicano a vicenda: la crisi economica e la mancanza di lavoro a volte mettono in difficoltà le famiglie, mentre i Comuni non abbondano di risorse per gli assegni di accompagnamento e per il sostegno alla fragilità economica. Il Comune di Cremona ha rafforzato l’impegno di spesa, e tuttavia l’avvenire ha i capelli grigi, con qualche brivido di paura per le casse pubbliche. Se l’età media continua a crescere e la disoccupazione giovanile rimane un’emergenza, chi pagherà la spesa sociosanitaria?

http://www.telecolor.net
17 agosto 2016

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