Via Flaminia, il cantiere non parte

Il piano attuativo di via Flaminia è stato approvato dal Comune in gennaio, ma l’impresa non ha ancora firmato la convenzione: potrà farlo entro un anno. Ipotesi sempre più remota.

CREMONA In via Flaminia non si costruisce nulla, anzi è caduto a terra, sommerso dalle foglie, anche il cartellone che annunciava il cantiere per la costruzione di case mono e bifamiliari, a seconda delle richieste. La domanda però non è sufficiente perché i lavori partano: la crisi ha fermato l’iniziativa, peraltro colpita da una valanga di proteste ambientaliste contro il consumo di suolo. Per evitare di costruire case invendute, l’impresa avrebbe aperto il cantiere, già autorizzato dal Comune, solo se fossero stati venduti lotti di terreno edificabile in numero sufficiente.

Le richieste però sono troppo poche: i costi di urbanizzazione, d’altro lato, vengono considerati alti. La petizione presentata da Guido Vaudetto ha raccolto centinaia di adesioni su internet e da parte delle associazioni ecologiste. Nella zona le palazzine si sono già moltiplicate, proprio in un’area dove il verde e i corsi d’acqua, come il Colo Reale, che si sarebbe ritrovato accanto al cantiere, accompagnano un percorso naturalistico. Italia Nostra, fra le osservazioni all’ambito di trasformazione urbanistica, aveva segnalato il rischio idrogeologico e il danno al paesaggio: la cementificazione avrebbe impedito di apprezzare il costone, introdotto rischi idrogeologici e anche problemi di traffico. L’amministrazione ha risposto che le distanze di sicurezza erano rispettate e che sarebbe stato introdotto il limite dei 30 all’ora. Guido Vaudetto ha criticato l’incoerenza del centrosinistra col programma del sindaco Galimberti, che prevedeva consumo di suolo zero: è proprio questa la richiesta sostenuta dalla petizione. In municipio l’assessore Andrea Virgilio nota che il Comune di Brescia ha ridotto il consumo di suolo già previsto dalla pianificazione per poi ritrovarsi alle prese con alcuni ricorsi al Tar. C’è incertezza fra pubblica amministrazione e imprese edili, vista la legge regionale sul consumo di suolo. Gli ambientalisti chiedono al Comune una direzione ben precisa: non c’è crescita demografica che, mentre perdura l’invenduto immobiliare, giustifichi nuove costruzioni, quindi ci si orienti per le ristrutturazioni. In via Flaminia però non vince la politica ma la crisi economica.

http://www.telecolor.net

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