Lutto e consenso politico

La ricerca del consenso politico si alimenta spesso e facilmente di discorsi sul lutto, anche davanti alle salme: l’idealtipo di questa situazione rimane per me il discorso di Antonio davanti al cadavere di Giulio Cesare. L’emotività che si accompagna al lutto è un’opportunità eccezionale, anzi insuperabile per chi cerca consenso, anche sui cosiddetti “valori”. Del lutto ci si vuole appropriare, lo si vuole gestire, in modalità molto differenti: il lutto è umano, le religioni se ne appropriano per motivazioni specifiche. Non solo le religioni. Parlare in occasione del lutto è tipico del terrorismo (di qui la classica domanda: “E’ opportuno pubblicare i comunicati dei terroristi?”). Anche lo Stato si appropria del lutto, in modi suoi propri. Persino io, qui in breve, sto parlando di lutto e strumentalizzazione. Nessuna meraviglia che i politici in generale parlino davanti alle salme. Ecco perché metto volentieri la parola “politica” tra virgolette: è un genere teatrale e non voglio stare né sul palcoscenico né tra il pubblico che applaude o fischia. Mi sento come un estraneo di passaggio, che si ferma per un po’ e quindi prosegue diretto altrove, forse a celebrare un altro lutto, senza morti.

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