Sciopero di pochi audaci contro l’amianto

Solo un manipolo di audaci, 18 su 232, dai quali vanno sottratti alcuni assenti per malattia, ha deciso di scioperare contro l’amianto. Scelta aspra, lo sciopero scolastico, insolita, discutibile, fallita, visti i numeri, ma molto significativa. Mandare o non mandare i figli a scuola è comunque responsabilità dei genitori, anche per la legge. Quel manipolo di audaci ha scelto di far sentire alle autorità, con la maggior forza possibile, la propria protesta contro la presenza di amianto, dopo quarant’anni, in una scuola pubblica. Non interpreto lo sciopero scolastico come spregio della pubblica amministrazione o affronto al sindaco, al centrosinistra, all’Ats o al Prefetto o chi altri, bensì come un segnale d’allarme morale e di volontà di cambiamento rapido, e come una protesta contro l’inaccettabilità di tutto quel tempo passato accanto all’eternit, perché l’amianto è intollerabile, sempre, anche se non è pericoloso. Chi non ha scioperato è allora conformista o sottomesso? Molti hanno comunque protestato nei giorni scorsi o chiesto chiarimenti: il messaggio è stato espresso. Comune e Provincia stanno bonificando e ristrutturando tutte le scuole: le proteste daranno forza a questo programma. Quieto vivere con l’amianto è impossibile, inaccettabile con una sostanza che ha ucciso ben 75 persone nelle scuole italiane, secondo i dati dell’Ona onlus. Rispettare le norme non basta: occorre che sia dato un messaggio deciso. Questo sciopero silenzioso, senza manifestazioni né disordini, è una forma estrema e limitata d’impegno per la salute e la sicurezza, e quindi merita rispetto. La paura non genera il proprio oggetto, quand’è inesistente, ma corrisponde a un atto di volontà  – liberarsi dal pericolo – che non si può trascurare. (segue la cronaca)

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Volti sorridenti, fotografie, anche selfie: la tradizione del primo giorno di scuola alle elementari ha battuto anche la paura dell’amianto. Su 232 alunni, alla scuola Trento Trieste, gli alunni assenti erano solo 18, alcuni dei quali per malattia, come hanno fatto sapere le famiglie.

All’apertura del portone all’angolo di via Palestro, poco dopo mezzogiorno, oggi c’è stata aria di festa. Lo sciopero scolastico non c’è stato e il preside Piergiorgio Poli gongola, dichiarando che l’anno scolastico “è iniziato in un clima sereno, senza alcuna forma di protesta”, e l’assessore Andrea Virgilio proclama sconfitto l’allarmismo e ribadisce che il Comune vuole bonificare tutte le scuole entro la fine del mandato del sindaco Galimberti. In Comune il dato delle presenze è stato seguito con trepidazione, fino al sollievo del dato finale, quasi fosse un referendum sull’amministrazione.

Ieri lo stesso dirigente ha emesso una circolare: nel parcheggio interno non può entrare nessuno, né per parcheggiare né per attività didattica,

da stamattina fino al termine della bonifica, che si svolgerà sabato mattina, in assenza di alunni. Le lezioni si sono tenute a finestre rigorosamente chiuse sul lato che dà verso la palestra, il cui tetto è d’eternit, bucato ma in modo accidentale. Il rappresentante dei genitori Vincenzo Tarallo ha apprezzato che le promesse siano state mantenute dalla scuola. L’Ona onlus non ha ottenuto di far chiudere la scuola fino a lunedì: si farà invece il campionamento e l’analisi della qualità dell’aria, per verificare se ci sono fibre d’amianto in circolazione nell’aria. L’Ats non ha prescritto la chiusura dell’edificio. I guai sembrano finiti alla Trento Trieste ma non in Provincia, dove lo scontro fra Crema e Cremona sul dimensionamento scolastico previsto dalla riforma della “Buona scuola” non è per niente risolto, dato che i sindaci cremaschi, come confermato nell’incontro di ieri presso l’amministrazione provinciale, chiedono di dividere l’istituto agrario provinciale Stanga in due, dando autonomia alle sedi cremasche. Per i  cremonesi, come conferma la vicesindaco Maura Ruggeri, la proposta cremasca è “inaccettabile: ci si può accordare sulle altre scuole, come il liceo artistico Munari, e sulla riorganizzazione dell’istituto professionale Marazzi, ma non sullo Stanga, che deve restare provinciale anche per le categorie economiche, i sindacati, il collegio docenti e l’ufficio scolastico regionale”. Ci sarà ancora tempo fino a fine mese per trovare una soluzione. Per la parte cremonese, la richiesta dei cremaschi ha motivazioni di identità territoriali da respingere completamente. L’anno scolastico comincia male per Rete Scuole Crema, che critica la riforma governativa. Il tetto di 600 alunni, sotto i quali non possono scendere le scuole, pena la perdita di autonomia, si dimostra causa di dissenso sull’accorpamento tra gli istituti.

 

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