Perché quel violino dovrebbe essere l’anima della città?

“L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro”. E ancora: “L’intendente di finanza ordina di pagare, non di ragionare. L’ecclesiastico invita a pregare, non a ragionare. L’ufficiale ordina di fare esercitazioni, non di ragionare”. L’Illuminismo consiste “nel pubblico libero uso della ragione”. Semplici e meravigliose frasi di un maestro del pensiero che di tanto in tanto vale la pena di ricordare, perché non sono molto seguite. Il dibattito infatti è aspro e carico di conflittualità esasperate e di emotività. In campagna elettorale però il candidato Gianluca Galimberti dichiarava di auspicare un ritorno dello spirito del Rinascimento, riferendosi all’impegno dei privati per lo sviluppo della cultura e degli interessi generali della città. Già. Di liberi cittadini, di libero e pubblico uso della ragione senza tutori si parla però solo nell’epoca successiva, l’Illuminismo. Abbiamo così voglia di dipendere dalla generosità dei privati e di non esprimere alcun parere sul loro operato? Cremona è un punto di riferimento troppo importante per tutto il territorio, perché la sua crisi d’identità continui così pesantemente.

E che importanza hanno i cittadini a Cremona? Curiosamente viene aperto il cantiere di un violino d’acciaio alto otto metri, più il basamento, dal nome “L’anima della città”, progettato dall’architetto Giorgio Palù, senza che nessuno abbia decretato che quel nome così impegnativo sia corretto e che quel monumento sia degno di essere chiamato così e di essere collocato in un punto tanto frequentato come la stazione ferroviaria, come ha affermato in una lettera l’architetto Clarita Milesi. Non sono stati nemmeno chiesti i permessi necessari e i lavori sono stati sospesi. Si pronuncerà la Soprintendenza, vista la vicinanza del monumento a Giuseppe Garibaldi. Giorgio Palù è stato apprezzato per altre opere, questo violino d’acciaio però non è stato certo salutato da grande favore popolare.

La liuteria rende Cremona unica al mondo, tanto da ricevere il riconoscimento Unesco per il saper fare, tuttavia si tratta di un saper fare ben poco popolare. La vita quotidiana di Cremona non è però contrassegnata dalla liuteria. I cittadini non si sono nemmeno pronunciati. Si riconoscono di più nel Po e nella bellezza della campagna che accompagna il corso del fiume o nei monumenti o nei dolci o in che cos’altro? Questione fondamentale, se si vuole che la scelta di un’identità non sia imposta dall’alto, bensì partecipata e sostenuta con passione dai cittadini.

Allora lo si può dire: i cittadini, con la loro indipendenza e libertà, pare che diano fastidio, perché l’industriale Giovanni Arvedi ha donato al Comune il Museo del Violino, la casa di riposo e varie altre opere, oltre ad essere proprietario della Cremonese calcio e di massmedia locali, e i politici sono allineati con lui. Ma i cittadini? A Cremona sembra che abbiano bisogno del tutore, che spiega loro che identità deve per forza avere la loro città e quali sono i simboli da riconoscere come propri. E se non sono d’accordo? Devono tacere per sempre? Non sembra però, sinora, che il marketing aggressivo del Comune per la promozione di Cremona come città dei violini abbia dato grandi risultati.

Questo però è un rischio: se tanta insistenza sulla liuteria non darà i risultati sperati, difficilmente sarà possibile costruire un’altra identità. Cremona resterà marginale.

Una risposta a "Perché quel violino dovrebbe essere l’anima della città?"

  1. “L’anima della città” è un titolo ambizioso ma quale anima rappresenti non è chiaro visto che Cremona ha il patrocinio Unesco per l’artigianato liutaio ma pretende , senza averne titolo, di essere anche Città della Musica al pari di Bologna, Lucca e Pesaro, che invece hanno ottenuto l’ambito riconoscimento Unesco. Ma Cremona viene “venduta” anche come una città di eccellenze gastronomiche, del Torrone, del Po e ora anche del Cinema. Forse prima di collocare un installazione con una connotazione così forte, sarebbe stato opportuno capire se i cittadini desiderano riconoscersi in un anima liutaia o se invece preferiscono identificarsi nelle loro radici di gente di fiume che, in fondo, esiste da molto più tempo di Stradivari. In Norvegia spetta al popolo il giudizio finale su qualsiasi opera venga proposta dalle Istituzioni e se la gente vota contro le opere non si realizzano. Così dovrebbe essere anche da noi, perché prima di tutto la città appartiene ai cittadini e non alla politica, che dovrebbe limitarsi a dare il meglio di sé per soddisfare i desideri e i bisogni di una intera collettività, mai di un singolo.

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