Balotta, Legambiente: “Il caso Tamoil è ancora attuale”

Il primato dell’ambiente non si è ancora affermato, malgrado i pericoli che corre il pianeta e la stessa sopravvivenza della specie umana. Cremona, per l’imponente inquinamento di idrocarburi che patisce da anni, è uno dei simboli della politica che rinuncia alla tutela dell’ambiente e della salute in cambio di posti di lavoro. Strategia temibile ma non ancora tramontata, dato che ambiente sicurezza e lavoro sono considerate priorità alla pari dal sindaco Galimberti, col rischio, ancora, di una sorta di bilanciamento che in realtà non è più acccettabile viste le condizioni del pianeta Terra.

La gratitudine verso alcune iniziative della Tamoil perdura, come hanno dimostrato alcuni consiglieri comunali del centrosinistra, riconoscendo anche l’anno scorso il merito di tanti investimenti a favore della città e delle attività culturali e sportive. Così, per quanto l’amministrazione attuale si sia costituita parte civile in appello, il commento di Dario Balotta, di Legambiente Lombardia individua un problema ancora attuale, viste anche la situazione bresciana della Caffaro e dell’Ilva di Taranto. Pochi giorni fa sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna in appello per l’amministratore delegato Enrico Gilberti, giudicato responsabile di disastro ambientale colposo, assolto invece da altre accuse assieme a diversi altri amministratori. La Tamoil, come sostiene Balotta, non andava considerata come un filantropo: occorreva innanzitutto effettuare i controlli ambientali e poi sarebbero potute accettare le sponsorizzazioni. Il bene più importante è la tutela del creato, come riconosce l’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco: il pianeta non regge più la compromissione dell’ambiente da parte delle grandi aziende in nome della conservazione dei posti di lavoro. E nei confronti della Tamoil le amministrazioni cremonesi hanno dimostrato una sottovalutazione del problema, che si è poi trasformata in un’accettazione. Ci sono stati intrecci e legami con il colosso petrolifero libico e le istituzioni cremonesi, nel corso degli anni, hanno avuto paura di controllare. Lo stesso Comune non ha affatto trasmesso ai cittadini il desiderio di sapere e dimostrare quale fosse la reale situazione. E dire che la salvaguardia della salute è compito della pubblica amministrazione, non della magistratura. Le motivazioni della sentenza della corte d’appello riconoscono la funzione di cittadinanza attiva di chi è andato controcorrente, come i militanti del partito radicale, alcuni avvocati soci delle società canottieri, che hanno subito l’inquinamento da idrocarburi, e Legambiente.

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