Trivelle anche sopra lo stoccaggio di CO2

Sergnano sta diventando la centrale dell’intero hub del gas che fra stoccaggi e metanodotti sta occupando buona parte dell’Italia del Nord, soprattutto Lombardia e Veneto, ma a Soncino si potrebbe verificare un caso particolare: perforazioni per la ricerca di metano e oli proprio nella stessa ampia zona dove la Regione sta progettando un grande stoccaggio sotterraneo di CO2. Le trivelle saranno puntate nel sottosuolo di Bosco Vecchio, vicino al sito di interesse comunitario (Laghetti Danesi).

 

La Regione Lombardia, sullo slancio delle tecnologie più progredite e delle norme europee, ha escogitato un progetto pilota: catturare la CO2 e stoccarla nelle falde acquifere profonde in un’area di 1500 chilometri quadrati all’interno di cinque province: Cremona, Lodi, Milano, Bergamo e Brescia. In Lombardia sono attive produzioni industriali ed energetiche che generano quantità imponenti di CO2: le principali sono la centrale di Ferrera Erbognone, la raffineria di San Nazzaro de Burgondi, le centrali di Mantova, Ostiglia, Sermide e Cassano D’Adda, ma anche Cremona è ben rappresentata. E c’è il rischio di una coincidenza tra la perforazione di Bosco Vecchio, accanto a Soncino, e il progetto pilota. L’anidride carbonica potrà essere stoccata sott’acqua e poi utilizzata al posto di quella quantità di metano usata negli stoccaggi al solo scopo di tenere alta la pressione per consentire l’estrazione. Il metano non più utilizzato come cushion gas potrà essere venduto, con guadagni rilevanti. Il progetto regionale permette di recuperare la Co2 e stoccarla e potrà permettere di recuperare nello stesso modo vecchi giacimenti di gas. La CO2 verrà iniettata nel sottosuolo in diversi punti, che in provincia si trovano a Pandino e Soncino. Il sottosuolo cremonese e delle altre province viene considerato adatto a quest’operazione per le caratteristiche geologiche. Lo stoccaggio potrà avere un tetto a una profondità fra i 500 e i 2.500 metri, con uno spessore vario, da pochi metri fino a 600 metri, mantenendo ad elevata densità, nelle acque saline profonde, ben 370 milioni di tonnellate di CO2, che faranno alzare la pressione all’incirca del 2%. Ma c’è il rischio di una coincidenza clamorosa con la trivellazione che la società Pengas ha chiesto di autorizzare al ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente, per cercare oli e gas nel sottosuolo di Soncino, località Bosco Vecchio, al confine con il sito di interesse naturalistico europeo, dove sono già stati trovati reperti archeologici. Ieri sera all’ex Filanda di Soncino i NO TRIV (Enrico Duranti, Emanuele Cavalli, Ezio Corradi e Giacomo Cangini) hanno presentato le osservazioni che stanno inviando al ministero dell’ambiente, perché non autorizzi la trivellazione di Bosco Vecchio. In quel punto passa anche l’unica sorgente sismogenica attiva in Lombardia, sopra il Po, oltre a quella di Salò. Il progetto della società Pengas non prevede il controllo sismico da parte di un ente terzo, con visibilità pubblica dei dati, come previsto dalle linee guida del ministero dell’ambiente. Inoltre la società è controllata da un gruppo straniero, Orion, che già prima del ministero italiano sembra conoscere da anni le opportunità di estrazione. Troppi i dubbi: le osservazioni hanno ricevuto sostegno e controfirma già da diversi cittadini che si rivolgono a loro volta al ministero, anche perché a Soncino ci fu già un terremoto nel 1802. La Regione Emilia da parte sua vieta operazioni come quelle della Pengas in quanto pericolose: in Lombardia invece sono possibili e non si capisce perché.

 

http://www.telecolor.net

24 settembre 2016

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