Sanità, stangata in vista sui più deboli

 

 

Fanno paura soprattutto a Cremona i nuovi Livelli essenziali di assistenza del ministro Beatrice Lorenzin, dato che la città del sindaco Galimberti è tra le più anziane della Lombardia, con Pavia e Mantova, e d’Italia, uno dei Paesi più vecchi del mondo, assieme a Germania e Giappone. La mutua non passerà più la cataratta, l’ernia, il tunnel carpale, interventi di artroscopia e artroplastica, l’impianto e la ricostruzione del cristallino e altri interventi ancora. Sono in tutto 24 le prestazioni che venivano eseguite in ospedale in day surgery, con una piccola operazione in giornata a spese dello Stato, e che ora, dopo 15 anni, saranno considerate prestazioni ambulatoriali a pagamento. Il ministero della salute ha cambiato le regole, tutelando di più chi è colpito da alcune malattie rare, però ha cancellato pochi giorni fa dall’elenco dei Lea quelle 24 prestazioni sanitarie che invece erano garantite. La decisione non è ancora definitiva: sono previsti infatti incontri tra Regione Lombardia e sindacati nei prossimi giorni. Infatti l’elenco dei Lea viene inviato dal ministero alle Regioni per entrare poi in vigore. Il ministero investe di più, considerando la prevenzione, tuttavia colpisce le categorie economicamente più deboli, come gli anziani, che già in Lombardia rinunciano in molti casi a curarsi, considerato il costo dei ticket. Parte dei cittadini però non può non curarsi ma non ha i soldi per pagare i medicinali e rinuncia al dentista e ai farmaci: i servizi sociali del Comune lo sanno bene, dato che la direttrice Eugenia Grossi a fine settembre ha dovuto disporre con una determinazione la settima tranche di spesa per i farmaci che il servizio sanitario nazionale non copre più nemmeno ai cittadini in condizioni di grave fragilità economica e sociale. L’amministrazione centellina le spese e si avvale di un’équipe multidisciplinare per evitare sprechi e scrocconi, ma deve versare 415 euro nel solo settembre, come spiega la stessa Eugenia Grossi “per far fronte al notevole aumento di richieste”. Lo Stato non paga, in parte neanche la Regione, e il Comune, per il poco che può, mette una pezza nei casi più gravi e in generale aumenta la spesa per il welfare comunale. A Cremona ci sono oltre 6mila cittadini che hanno compiuto 80 anni, 18mila 65enni mentre  su 100 ragazzi sotto i quindici anni si contano 223 persone che ne hanno almeno 65. Ci sono tre nonni per nipote, in media. La crisi economica ha fatto sì che chi accudisce gli anziani sia spesso precario con reddito medio basso: nel quadro dell’Austerity europea e dei tagli statali ai Comuni, poi, si inserisce la Lorenzin.

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