Ambiente? Soprattutto politiche per la centrale a biomasse

II Comune mette ancora in rilievo l’impegno nelle politiche ambientali: prima rende noto il successo dell’incontro di sala Zanoni sugli impianti a biomassa legnosa (nuova denominazione tecnica delle stufe) dedicato a installatori e manutentori a Cremona e provincia, poi fa sapere che giovedì sera, nella sala Eventi di SpazioComune, in piazza Stradivari, si terrà un nuovo incontro pubblico sotto il titolo “Che aria tira! – Per saperne di più sull’aria che respiri”, con Vorne Gianelle, il responsabile del centro regionale di monitoraggio della qualità dell’aria di Arpa Lombardia.

Le biomasse rimangono protagoniste, ma c’è un risvolto economico di rilievo. Infatti il Comune, sullo slancio di una legge nazionale e su impulso dell’assessore Alessia Manfredini, intende piantare un albero per ogni neonato, circa 500 all’anno a Cremona, creando quindi nuovi boschi. Il Consorzio forestale padano, però, ha confermato che i pioppi tagliati in via Bredina sono stati portati nei depositi, per essere poi trasformati in cippato e quindi smaltiti nella centrale a biomasse, tipo di impianto che garantisce sì recupero energetico, come anche approvvigionamento di contributi pubblici. Lo prevedono le norme sulle energie rinnovabili, che hanno fatto sorgere accanto all’inceneritore la centrale a biomasse di Linea Energia, considerata un secondo inceneritore, società del gruppo Lgh di cui il Comune è tra i soci principali. Salviamo il Paesaggio ha chiesto da anni il certificato di fine lavori della centrale senza mai riceverlo. Sostituendo alberi vecchi e malati con nuove essenze, il Comune potrà affermare di migliorare in prospettiva la qualità del patrimonio arboreo cittadino, contribuendo nel frattempo al buon andamento economico della centrale a biomasse, alimentata dalla spesa pubblica. L’alternativa ecologista, sostenuta dal Comune di Vescovato, prevede il recupero in agricoltura degli alberi caduti e del verde. Per i cittadini che invece bruciano legna dal 15 ottobre al 15 aprile in stufe con efficienza inferiore al 63%, invece, arriveranno multe da 500 a 5mila euro, secondo la legge regionale, perché l’inquinamento atmosferico di una stufa di vecchio tipo è considerato inquinante e pericoloso per la salute.

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