Bonifica, incombe una nuova tassa sui cremonesi

CREMONA Una tassa in più incombe come una spada di Damocle su buona parte dei cittadini di Cremona: è il contributo di bonifica del consorzio Dunas, che solo una parte dei contribuenti cremonesi oggi è costretta a versare. Infatti ventincinque Comuni del territorio provinciale, capofila il sindaco di Soncino Gabriele Gallina, sostengono di essere sottoposti a un ingiusto balzello per benefici mai ricevuti, di cui invece godono proprio i cittadini del capoluogo provinciale, che però in buona parte non sono tenuti a pagare in seguito a una scelta contraddittoria dello stesso Consorzio, che non avrebbe rispettato le norme regionali. I Comuni del territorio quindi, che si riuniranno domani mattina al centro culturale sant’Agostino di Cremona, hanno presentato osservazioni al Piano di classificazione territoriale del consorzio, importante documento che sta alla base dell’imposizione fiscale esercitata dal Consorzio. Grazie a questo Piano di classificazione il Consorzio Dunas – che accorpa i consorzi Dugali, Naviglio, Adda e Serio –  ha ampliato notevolmente quest’anno, fino a pretendere contributi dagli abitanti della zona soncinese e cremasca. E’ la città di Cremona, in particolare il centro storico ma non solo, a essere stato protetto nei lati Est, Ovest e Nord dagli allagamenti grazie alle opere di bonifica e alla rete di canali e colatori che si trova in superficie e nel sottosuolo cittadino. I colatori Morbasco, Baraccona, Robecco, Cavo Cerca e Civica indirizzano il flusso delle acque proteggendo il centro abitato del capoluogo. Le osservazioni redatte da Angelo Agostini parlano chiaramente: lo scolmatore di Genivolta fu costruito proprio per salvare Cremona. Il Piano di Classificazione però nega in modo stupefacente che esista una tutela idraulica della città, di fronte a reticolo idrico rilevante. Al contrario, quando si tratta del territorio provinciale il Piano del Consorzio afferma che la tutela idraulica esiste anche in presenza di canali che non hanno funzioni di bonifica. Queste sono solo alcune delle imprecisioni del Piano, che secondo le osservazioni è inapplicabile. C’è quindi la possibilità che, se prevarranno le ragioni dei Comuni, il costo delle bonifiche e della tutela idraulica ricada proprio su Cremona, per importi di un minimo di 12 euro, che possono diventare un centinaio o molto di più nel caso delle attività delle imprese, secondo una serie di coefficienti di calcolo, fra cui il valore degli immobili.

 

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