Sirene a Bordolano, Stogit prova l’allarme

Stridono le sirene della Stogit nella fredda campagna di Bordolano, ma nessun Ulisse si tappa le orecchie, perché l’opportunità è comprenderne il senso di quei suoni. Se mai saranno uditi di nuovo e non per prova, sarà il segno funesto di un incidente rilevante nell’impianto industriale della centrale con annesso stoccaggio di metano. Una volta che un simile incidente si verificasse, bisognerebbe mettersi al sicuro: l’allarme vale infatti anche all’esterno dell’impianto industriale, per tutta la popolazione.

C’è un rischio a Bordolano e gli ambientalisti, come il gruppo di Ezio Corradi e i Notriv, oltre al consigliere comunale Luisa Pea, chiedono che il Comune spieghi direttamente e chiaramente ai cittadini qual è l’impatto e qual è il rischio. Già, tutti hanno capito a Bordolano che cosa significavano quei suoni striduli e penetranti, che attraversavano tutto il territorio comunale, dal centro abitato alla campagna? Avvisi ne sono stati distribuiti dal Comune, su volantini, nella bacheca del municipio, sul totem elettronico vicino alla scuola: il volantino parla di prove del funzionamento delle sirene, poi aggiunge due numeri di telefono cellulare, quelli del sindaco Davide Brena e del responsabile dell’impianto, Angelo Molaschi, per ulteriori spiegazioni, che comunque possono essere completate recandosi in Comune. E’ sufficiente? Per gli ambientalisti, sostenuti anche dal M5S, proprio no. La Stogit ha dato tutti i documenti necessari agli enti locali, che avrebbero accettato troppo serenamente centrale e stoccaggio. Per valorizzare il territorio e l’agricoltura, sua caratteristica principale, sarebbe stato necessario più coraggio: la proprietà strategica sono gli investimenti per il territorio e il lavoro, non per la speculazione sul mercato internazionale del gas. Questa, la posizione critica degli ecologisti non solo cremonesi ma italiani, che si oppongono alla rete nazionale di stoccaggi e metanodotti, che costituistono un solo grande impianto del gas, per così dire, il cui impatto ambientale complessivo però non sarebbe sufficientemente noto ai cittadini e nemmeno sufficientemente valutato dalle autorità. Perché? Tra l’altro, c’è troppo rischio sismico. Nel frattempo, dal 2009, la centrale con annesso stoccaggio è diventata un edificio di grandi dimensioni sorto su terreno agricolo, in parte di proprietà dell’Istituto per il sostentamento del clero della diocesi di Cremona. Una trivella, nell’ex cluster B, è al lavoro per scavare un nuovo pozzo. Bordolano, da paese agricolo,

 

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