Nuove voragini

Stamattina a Piadena, Casalmaggiore e San Giovanni in Croce il Coordinamento  Comitati e  Associazioni Ambientaliste del casalasco, mantovano e parmense e il Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia hanno distribuito un severo intervento critico sul Piano cave, le autostrade e le richieste di contributi pubblici sostenute da alcuni gestori autostradali. Segue il testo inviato da Cesare Vacchelli, che conclude con un chiaro No alle autostrade Cremona Mantova e Tibre e un altrettanto evidente Sì alle alternative ferroviarie e ciclabili.

 

Ben 35 buchi, meglio voragini, sono previsti nel territorio cremonese dal nuovo Piano Cave provinciale approvato, a maggioranza, dal Consiglio Regionale della Lombardia. Nel piano si autorizza il prelievo di oltre 30 mln di metri cubi di inerti, di cui  16 mln per realizzare i tratti cremonesi delle “Grandi Opere”: raccordo viario Cr-Castelvetro e le autostrade Cr-Mn e Ti-Bre.

Che dire poi del grande “buco nero” rappresentato dalla corruzione legata ai lavori delle grandi opere e che ha fatto dichiarare al presidente dell’Anac Raffaele Cantone che “Le indagini di questi giorni dimostrano come nel sistema dei lavori pubblici vige un meccanismo di corruzione sistemica e fortemente innervata, a volte anche favorita da alcune norme”?

Ci sono poi i fautori locali del “project financing” (i privati che finanziano le opere pubbliche), che sono in grande fermento e, nel tentativo di ripianare i buchi dei piani finanziari delle “grandi opere della bassa”, stanno chiedendo a piene mani l’aiuto statale. Apprendiamo dalla stampa di 100 mln € promessi per l’autostrada Cr-Mn, il cui buco è di circa 350 mln (500 se non arriverà il Ti-Bre), oltre al contributo regionale di 108 mln €. A che titolo verrebbe concesso tale contributo trattandosi di una concessione regionale? Le società che avevano partecipato alla gara per la concessione sono state avvisate? E, trattandosi di un aiuto di Stato, ne è stata chiesta la preventiva autorizzazione all’Europa?

Autocisa spa ha annunciato, invece, di aver chiesto al Ministero dei Trasporti l’erogazione del contributo statale a fondo perduto di 900 mln di euro. Tale contributo previsto dalla delibera  Cipe del 2010, ma non finanziato e a valere sul completamento dell’opera, si configurerebbe a nostro avviso come un aiuto di stato, oltre che un ulteriore regalo alla concessionaria. Se a ciò assommiamo l’indennizzo a fine concessione pari a 1.730  Mln €, e il gettito derivante dall’incremento tariffario garantito, realizzeremo che non solo la società ripianerà il buco del proprio fabbisogno finanziario, ma che gli interi costi del Ti-Bre saranno a nostro carico.

Capiamo il periodo elettorale di contesto, ma pensiamo che questi contributi siano assolutamente da cancellare dall’agenda governativa, anche  per non incrementare inutilmente il vertiginoso buco rappresentato dal debito pubblico nazionale.

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