Troppi equivoci su Trump

Alcuni astuti propagandisti vogliono far credere che la sovranità popolare e le elezioni possano giustificare qualunque cosa, anche il razzismo e il programma di discriminazioni promesso dal molto criticabile presidente Usa Donald Trump. La democrazia dunque, se mescolata con elementi sporchi come il razzismo o il fanatismo religioso o altro ancora, li ripulirebbe, poiché esprime la volontà del sovrano, il quale sarebbe quindi dotato di un potere assoluto, magico, incontrovertibile. Già ieri sera su Sky è andata in onda una biografia agiografica di Trump uomo di successo economico e sociale, che ha vinto le elezioni da solo. Il potere allora giustifica e ripulisce ogni macchia, la ricchezza poi sarebbe una garanzia di indipendenza? E’ vero il contrario. Sovranità popolare non è un formula magica: significa solo che la monarchia è stata sostituita dalla repubblica democratica rappresentativa, e non implica affatto che ciascun cittadino, in una versione individualista, sia una sorta di re perché esercita un’uguale particella di sovranità. Poiché tutti devono essere rappresentati (anche chi non vota esiste) e ognuno è uguale agli altri, il razzismo e ogni forma di discriminazione non sono accettabili: non c’è democrazia se regna la disuguaglianza, e tanto più il razzismo. Trump è oltretutto espressione di un’élite economica. La democrazia è stata assorbita dal capitalismo che la rende funzionale alle classi dominanti.

Anche da sinistra il successo di Trump alle elezioni presidenziali statunitensi viene visto come una spallata al gruppo di potere del partito democratico, che però ha compiuto la scelta di non battersi per i lavoratori. Si giustifica questa vittoria come cambiamento salutare, solo in quanto cambiamento!

Gli statunitensi però mescolano alla democrazia argomenti ad essa inconciliabili. John Calhoun, nell’Ottocento, giustificava lo schiavismo praticato negli Stati del Sud con abili argomentazioni teoriche, confrontando la condizione operaia europea con quella degli schiavi. La democrazia si presta a essere usata come forma vuota che può recepire qualunque contenuto. Il successo della maggioranza però non garantisce affatto il mantenimento della sovranità popolare degli uguali, dei cittadini dotati tutti di uguale dignità.

Meglio quindi che il capo del governo, espressione della maggioranza, non sia eletto direttamente dal popolo, come giustamente prevede la Costituzione italiana. Il governo è il motore dello Stato e perciò nasce all’interno del Parlamento, grazie alla fiducia, e alla nomina del presidente del consiglio da parte del presidente della Repubblica, una volta concluse le consultazioni. Il governo infatti non può essere in competizione con lo Stato, organi e istituzioni super partes. Vengono quindi eletti i parlamentari, non il capo del governo, che può anche non essere eletto dal popolo.

L’elezione del presidente degli Stati Uniti crea un personaggio in rapporto diretto con il popolo. Non sono le istituzioni rappresentative a legittimare il governo, motore dello Stato, bensì il popolo, mediante un atto istantaneo di libero arbitrio, segreto, maturato fuori dal dibattito pubblico e dalle istituzioni. La legittimazione è data solo dalla competizione e dalla maggioranza: davvero troppo poco per selezionare un capo di Stato.

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