A2A, il Comune di Crema vuole vendere azioni

CREMA CR Dove sono le montagne d’oro e i lauti guadagni per i Comuni di cui si parlava ai tempi dell’alleanza tra A2A e Lgh? Il Comune di Crema ha già deciso di vendere le azioni per far cassa, circa un mese dopo averle materialmente ricevute, e considera la possibilità di venderle anche al ribasso, con un solo limite: non cederà i titoli rimettendoci più del 5%. Ecco lo spirito della cosiddetta alleanza strategica: fare cassa appena possibile. Questo il tono delle proteste scagliate dalle opposizioni alla maggioranza di centrosinistra, che in consiglio comunale ha dato mandato alla società Scs srl, cassaforte delle azioni della multiutility milanese e bresciana, di andare in Borsa a vendere.

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L’andamento delle azioni A2A nell’ultimo mese: il trend è discendente

Per le opposizioni – da Alessandro Boldi dei 5 stelle a Simone Beretta di Forza Italia – è stata una decisione negativa per il Comune e per i cittadini, che si sono visti mettere sul mercato azionario l’azienda del gas, della luce e dei servizi ambientali come la raccolta differenziata, e che ora vedono il Comune pronto a far cassa. E a quale scopo? Secondo le minoranze, come sostiene Boldi, solo per ottenere soldi e pagare alcune asfaltature di strade a scopo elettorale, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. Il sindaco Stefania Bonaldi ha difeso e sostenuto l’operazione, perché il Comune compirebbe una scelta speculativa se detenesse a lungo titoli di Borsa, quindi è opportuno rimetterli sul mercato. Si tratta di una scelta già prevista al momento del via libera all’alleanza strategica e territoriale con A2A, anche se le minoranze, con toni diversi, ora dicono che è una sorpresa.

A2A, per il 51% di Lgh, ha versato 113 milioni di euro, di cui il 58% in denaro e il 42% in azioni. Crema in tutto ha ricevuto dieci milioni e 250mila euro, in contanti ha ricevuto 6 milioni e 600mila e in azioni ha avuto tre milioni e mezzo. Le azioni allora valevano 1,23 euro l’una. Oggi quelle stesse azioni valgono di meno, solo 1,16, con una perdita all’incirca del 5,7%. Il Comune vuole vendere il 35% di questi titoli. Crema dunque oggi perderebbe circa 70mila euro (200mila euro se vendesse tutte le azioni che possiede), troppo rispetto al limite stabilito dal consiglio comunale e quindi non potrebbe nemmeno vendere. Quel che è certo, è che un terzo dei 6 milioni e 600mila euro già versati in contanti da A2A entreranno nel bilancio del comune, non appena Scs Srl, amministrata da Dino Martinazzoli, autorizzerà l’operazione. L’effetto Trump, oltretutto, potrebbe far salire i tassi d’interesse bancari e quindi penalizzare le multiutility, acquistate come un bene rifugio nei momenti difficili. Il Comune di Crema valuterà quindi le oscillazioni degli indici di Wall Street e di Piazza Affari, e le future decisioni della Federal Reserve e della Bce sui tassi d’interesse.

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