Quote di Padania Acque, caos cremasco

CREMA Il caos cremasco delle quote di Padania Acque è iniziato tre anni fa, nel 2013, quando la società patrimoniale Scrp ha restituito le proprie azioni non ai Comuni bensì alla stessa Padania Acque, che in quel periodo iniziava la trasformazione, dopo lunghe battaglie, in società pubblica in house, i cui soci dovevano essere soltanto i Comuni e l’amministrazione provinciale, come stabilisce l’articolo 11 dello Statuto. Al contrario la patrimoniale Scrp ha aperto la strada ai privati, e con Padania Acque, oggi, non può più aver a che fare. Il paradosso sta nella decisione del 2013, che ha congelato le quote cremasche, per un valore totale di un milione e 600mila euro, nel bilancio di via del Macello a Cremona.

Scaduti i tre anni, Scrp ha invitato i sindaci soci, una  sessantina, a riacquistare entro il 18 novembre quelle azioni della società dell’acqua, diventata ormai pubblica. Ancora una volta però la decisione partita dal consiglio d’amministrazione di Scrp non è stata condivisa con i Comuni, e la conseguenza è il caos. Alcuni sindaci non vogliono saperne di comprare quelle quote, perché dovrebbero dimostrare, come vuole la riforma Madia, che i loro Comuni hanno interesse nell’acquisto. E in realtà vantaggi non ce ne sono, dato che si tratta di una società pubblica senza fine di lucro. L’acquisto, proposto da Scrp, quindi, rappresenta più che altro una grana per i Comuni, esposti ad accuse di danno erariale. Ieri doveva riunirsi l’assemblea dei sindaci soci di Scrp, per risolvere i dubbi ma scatta il rinvio al 22 novembre, quando già si saranno svolti i consigli comunali, voluti dai sindaci che volevano presentarsi con la delibera d’acquisto delle quote per il 18. Gianni Rossoni, di Offanengo, si era mostrato orientato al riacquisto, invece Stefania Bonaldi, di Crema, no. Antonio Grassi di Casale Cremasco ironizza su Scrp, che procede come nel caso della gara di igiene ambientale. Alla fine, forse le quote rimarranno dove sono, nella cassaforte di Padania ACque. Nulla cambia per i cittadini: i lavori di manutenzione o costruzione dei depuratori e delle fognature si faranno lo stesso, decisi dall’Ufficio d’ambito dell’amministrazione provinciale. I servizi vengono erogati in ogni caso da Padania Acque: il problema è solo politico. E il Cremasco è il territorio dove si apriranno più cantieri, anche se i Comuni non ricompreranno le loro quote, alcuni per un motivo ben preciso: Padania Acque è di Cremona, e non riconosce l’autonomia cremasca.

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