Sottopasso, ridimensionato il teorema Fasani. Baldini: “La ciclabile ha evitato incidenti”

CREMONA C’è un motivo per cui l’amministrazione ha scelto di realizzare la pista ciclabile sul sottopasso di via Brescia, e lo spiegato Francesca Baldini durante la commissione Bilancio di ieri sera: “E’ la sicurezza. Ho partecipato alla riunione in cui è stato deciso di cambiare il progetto originario: l’argomento determinante è stato il pericolo causato dal passaggio di due Suv nei sensi opposti di marcia. Se fosse stato vietato il transito ai ciclisti, un ragazzino avrebbe potuto passare lo stesso andando incontro a un rischio mortale”.

Così la viabilità è stata cambiata dal proprietario, il Comune, titolato a farlo grazie a un regolamento regionale, e parte dei veicoli deviano verso via Persico, facendo 500 metri in più. Resta una corsia più la ciclopedonale. La riunione di ieri in sala Gruppi ha ripercorso la storia del controverso sottopasso, che fa parte di un’unica opera pubblica, assieme al sottopasso di via Persico e al sovrappasso di San Felice, tutti finalizzati a rendere più veloce il transito verso il casello dell’autostrada A21, verso il quale non potevano essere previste ciclabili, che non c’erano nel progetto preliminare, risalente all’amministrazione Corada. Ma il flusso di ciclisti è intenso e costante e anche dal quartiere era arrivata la richiesta di una ciclabile. La Regione ha approvato tutti gli atti, ma non ha confermato il contributo iniziale di 5 milioni e 600mila, che doveva coprire il 60% dei costi, anzi l’ha ridotto di oltre 520mila euro, di cui 200mila per la presenza della ciclabile, e altri 320mila per lavori non riconosciuti per la bonifica di ordigni bellici, la soluzione di interferenze telefoniche e il ritrovamento di reperti archeologici. Tutte spese rimaste a carico del Comune, che ha rendicontato al Pirellone 9 milioni e 700mila e poi ha smesso di presentare spese, visto che non erano considerate. La Regione ha ammesso solo 8 milioni e 800mila euro e poi, in un nuovo recente bando, ha previsto in via Brescia un’altra ciclabile. L’assessore Alessia Manfredini ha ribadito che la giunta non ha mai deliberato su via Brescia, ma lo scontro politico è arrivato al culmine con la mozione di Federico Fasani protocollata ieri: l’ex assessore metterà ai voti la responsabilità patrimoniale di chi ha preso la decisione di compiere spese non autorizzate dalla Regione. Non paghino dunque i cittadini ma i politici. Fasani si è basato su una nota della Regione scritta in luglio, una sintesi che attribuisce la causa del taglio di 500mila euro al solo caso di via Brescia, ma poi il decreto regionale del 26 ottobre mette nero su bianco la versione della stessa amministrazione comunale. Il teorema Fasani è stato così ridimensionato.

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