Pugno duro del Comune: agenzia di riscossione nelle case popolari, 200mila da recuperare

Chiusa la convenzione con l’Aler il 31 dicembre 2015, il Comune ha deciso di applicare le norme sul recupero crediti: paghi chi deve pagare, a eccezione di chi è rimasto vittima di pratiche incomplete, come gli inquilini che hanno versato il canone d’affitto senza che l’Aler completasse il fascicolo. Ripulita la documentazione dagli errori, ecco la conclusione: ci sono 200mila euro di morosità esigibile da parte del Comune, che ha affidato il recupero crediti all’agenzia di riscossione Ica-Abaco. E’ quindi la Ica-Abaco a inviare i bollettini agli assegnatari degli alloggi comunali per ottenere il pagamento del dovuto. Il problema della morosità, di ogni genere, ha intaccato per anni il bilancio dell’Aler, che da parte propria, in Lombardia, ha attraversato guai peggiori a causa, ad esempio, dell’investimento in derivati.

Il Comune di Cremona sceglie la via della legalità e del pugno duro, contro i furbi malpagatori. La crisi economica però non è finita e trovare lavoro, anche solo di giornata, per pagare i canoni d’affitto e le spese vitali, con le pensioni minime e d’invalidità non è semplice. In molti casi poi i canoni d’affitto sono aumentati da 20 a 100 euro circa. Da una parte prima l’Aler e oggi il Comune devono garantire l’equilibrio del bilancio. Dall’altra gli interessati si trovano a dover reggere una pressione senza precedenti. Se poi si calcolano gli 87 nuclei familiari in riconosciuto stato di fragilità che ricevono il contributo di solidarietà in camio del Patto di servizio (il Comune quindi aiuta, ma l’inquilino s’impegna a cercare lavoro) diventa quanto mai sensibile l’evoluzione dello Stato sociale, che cerca di mettersi in regola. L’auspicio è che i casi border-line, fra tanta morosità colpevole e casi limite, non si trasformino in ingiusta sofferenza economica. L’amministrazione comunale ha comunque la possibilità di valutare correttamente ogni caso e prevenire le emergenze.

 

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