La nuova frontiera del biometano richiama Cremona

 

CREMONA Il documento programmatico per la piattaforma del biometano, che risale al settembre ultimo scorso, mette già in apprensione alcune associazioni ambientaliste, perché in provincia di Cremona potrebbe essere realizzato un altro stoccaggio, in nome di finalità apprezzabili come la riduzione del carbonio presente nell’atmosfera, che però si concretizzano in impianti che sfruttano il territorio e che non vengono discussi con i cittadini. Da quando il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti ha ricevuto in settembre i vertici della multinazionale Granarolo, che sponsorizzerà le celebrazioni del musicista Claudio Monteverdi, e ha parlato di sinergie positive per il territorio, la curiosità è cresciuta. La piattaforma nazionale del biometano è oltretutto sostenuta da Confagricoltura, dal consorzio Compostatori, da Snam e altri soggetti di primo piano, già in buoni rapporti con il Comune. Quali programmi ha Cremona? L’uso del biometano può ridurre del 7% le emissioni complessive di gas climalteranti, e anche il primato nazionale delle centraline a biogas, detenuto dalla provincia di Cremona, può far pensare che la vocazione dell’agricoltura sia quella di diventare ancora più suscettibile di trasformarsi in agroenergia. Il biometano potrebbe utilizzare le infrastrutture esistenti, come metanodotti e stoccaggi, o creare l’opportunità di realizzarne di nuove. Già sul territorio sono attivi gli stoccaggi di Bordolano, Ripalta Cremasca e Sergnano, mentre la Regione valuta un progetto pilota europeo per uno stoccaggio di Co2 nel sottosuolo di Soncino. Il governo Renzi già si è impegnato in Parlamento a creare centri di stoccaggio e distribuzione di biometano, anche per ridurre l’impatto dei motori diesel. Cremona sinora si è messa a disposizione delle strategie nazionali: il movimento dei Notriv, che ha sostenuto il referendum contro le trivellazioni, continua a chiedere trasparenza da parte delle istituzioni, sull’impatto e i benefici per il territorio, e partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Il rischio è che il territorio si riduca a una piattaforma logistica a disposizione dei grandi investimenti nazionali e internazionali, mentre un tempo si parlava di Cremona capitale dell’agricoltura.

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