Cambio d’alloggio popolare da 1.500 euro

 

CREMONA Il cambio d’alloggio è uno choc per Marsida Istrefi, immigrata da più di dieci anni che sta preparando il trasloco dalle case popolari di via Giuseppina 6 a largo Pagliari, a un prezzo che a un primo impatto è stratosferico: 1.500 euro, per una madre di famiglia con tre figli e stipendio sui 400 o 500 euro al mese, cui si aggiunge il convivente, padre del neonato, anch’egli con un lavoro precario. In via Giuseppina l’appartamento, nella palazzina al civico 6, perdeva calore come un colabrodo, com’è risultato dalle analisi dell’Aler, che aveva la gestione. Dopo il sopralluogo dei carabinieri del Noe, il cambio di casa sta diventando realtà, nelle palazzine di largo Pagliari, da poco inaugurate dal Comune, che sull’edilizia pubblica assieme alla Regione e allo Stato ha investito molto. E invece ecco le sorprese. Bisogna comprare una cucina, naturalmente usata, con cappa e fornelli a norma, e il teleriscaldamento non è ancora attivato. Occorre l’intervento dell’idraulico, e a carico di chi se non dell’assegnataria? Aiuta la Caritas, facendo prestiti senza interessi a chi una busta paga.

Il canone d’affitto mensile è però di 137 euro, almeno un terzo del reddito: quando può aiuta il suocero pensionato. Oggi infatti il lavoro può non bastare a pagare le spese di una casa popolare. Il tutor condominiale consiglia di verificare i conti in Comune: com’è possibile che una casa destinata ai più deboli costi tanto? E la trafila da un ufficio all’altro continua. Bisogna comunque comprare i contatori nuovi: oltre alla casa, tra le spese fisse c’è la mensa scolastica. E’ il nuovo welfare: bisogna partecipare alle spese. Il vicino di casa, intanto, ha i muri ammuffiti. Chi pagherà? Difficoltà anche in piazza dei Patrioti, a Borgo Loreto, dove un appartamento appena assegnato ha subito avuto bisogno di una serie di interventi di manutenzione, da parte dell’Aler.

E dire che in Largo Pagliari il Comune, dal 2003 a quest’anno, ha comunque speso 11 milioni e 600mila euro per la manutenzione straordinaria, più le spese di rifacimento del tetto, che era stato gravemente danneggiato dalla grandinata di quell’anno. Sono stati rifatti più di 80 alloggi, tra un intervento e l’altro, creati spazi di gioco per i bambini e sistemati i quattro cortili dell’intero complesso di edilizia pubblica, che ha ormai superato il secolo di vita.

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