Perché ho deciso di votare Sì

cabineDopo aver pubblicato una lettera fra le altre a favore del No, e non avendone ricevute a favore del Sì, riprendo un post dal profilo Facebook di Fiorenzo Gnesi.

E’ paradossale: più sento le argomentazioni del sì – a partire da quelle di Renzi, che cerca ossessivamente nemici laddove dovrebbe cercare alleati se non amici – e più mi viene voglia di votare no. Ma più ascolto le argomentazioni del no e più mi viene voglia di votare sì. Difficile sottrarsi alla tentazione di non andare al seggio domenica prossima. Ma ci andrò, perché il voto ha ancora per me un che di sacro, e rinunciarvi mi farebbe sentire un disertore dalla democrazia. E non potendo, come suggerisce Giannelli, votare sia per il sì che per il no, dovrò fare una scelta.
Continuo a ritenere la riforma costituzionale proposta una brutta riforma. Nel merito mi convincono le argomentazioni del prof. Zagrebelsky. Ma le ragioni di merito sono da tempo del tutto assenti e indifferenti nel dibattito referendario, se mai vi hanno avuto una qualche importanza. Il voto non è più, se mai lo è stato, sulla riforma costituzionale ma sul governo, sul Pd e soprattutto su Renzi e sul suo “sistema”, se così vogliamo definirlo.
Occorre prenderne atto e, con lucidità e freddezza, valutare le conseguenze del sì e del no.
Un referendum contro la politica? Ma non scherziamo! Questo referendum, comunque vada, promuoverà e renderà più forte una politica o un’altra politica: ma nessuno si illuda, nessun esito aprirà le porte a sorti magnifiche e progressive di alcuna natura.
Ecco allora perché, molto montanellianamente, voterò sì. Col naso turato dirò sì a questo governo, a questo parlamento e a Renzi. Secondo il principio della riduzione del danno.
Perché questo governo bene o male su alcuni temi ha tenuto la barra dritta, anche se ha dovuto scendere a compromessi. E cito su tutti il tema dei migranti, ma anche quello dei diritti civili, anche se la strada è ancora molto lunga, e di alcuni diritti sociali.
Perché credo che ora l’Italia avrebbe bisogno di un periodo di stabilità, per dare tempo all’azione di governo di dispiegare i suoi effetti positivi, se ne ha.
Perché credo che le alternative che ci aspetterebbero in caso di sconfitta pesante del sì e delle conseguenti crisi ed elezioni, sarebbero ben peggiori, perché le alternative non si chiamerebbero governo di sinistra, nemmeno governo tecnico e neppure Berlusconi. Le alternative si chiamerebbero Grillo, con il carico di familismo, incapacità e autoritarismo ampiamente dimostrato, o Salvini, ovvero del razzismo al potere.
Ecco le considerazioni dalle quali ho ricavato la decisione di votare sì. E mi perdoni il prof. Zagrebelsky che nobilmente ma inutilmente ha provato a mantenere il dibattito sui binari della ragionevolezza e del merito della riforma.
A proposito della riforma: e come la metto con il giudizio negativo su una riforma costituzionale che è destinata a durare decenni e potrebbe imprimere una svolta autoritaria alle modalità di governo?
Mah! In primo luogo chi l’ha detto che la riforma dovrà durare a lungo? Cambiare la Costituzione sembra essere stato uno sport nazionale degli ultimi decenni. Quante riforme sono state fatte? Tre? Quattro? Tutte naturalmente che promettevano fiumi di latte e miele secondo alcuni o le fiamme dell’inferno secondo altri. Io ho sostenuto in tempi non sospetti che la Costituzione la fanno i cittadini e i politici che comunque li rappresentano, prima che le parole scritte sulla Carta. Spinte fortissimamente autoritarie si sono avute con la Costituzione vigente, e altrettante spinte progressiste e democratiche. La voce (le voci) dei cittadini sarà ascoltata se i cittadini sapranno parlare come un coro accordato e sapranno farsi sentire, e se la politica (i politici) avrà a cuore il benessere della nazione e delle future generazioni, anziché lo zero virgola alle prossime elezioni. Le leggi saranno efficaci se saranno meno numerose, scritte in lingua semplice e chiare negli obiettivi.
La buona politica, la bella politica possono venire solo dai cittadini e dai politici. E non certo dagli insulti e dall’odio.

Fiorenzo Gnesi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...