Perché voto sì

Voterò sì soprattutto per premiare il comportamento del governo italiano nei confronti del fenomeno dell’immigrazione, e il tentativo di uscire dal percorso berlusconiano. La riforma della Costituzionale per alcuni versi è criticabile, e lo è soprattutto perché il governo ha posto la fiducia. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, da irresponsabile, ha messo in gioco la sua carriera politica dichiarando che avrebbe lasciato l’incarico se avesse “perso” il referendum. Non c’è nulla da vincere né da perdere, secondo me. Può vincere solo la democrazia, se la competizione fra idee per il miglioramento della Costituzione è condotta seriamente.scheda Non si percepisce però il confronto sul merito: è assordante invece la serie di prese di posizione pro o contro il governo, benché non sia stato tra i peggiori. Anzi, credo che il governo Renzi sia tra i migliori oggi in Europa, considerato l’esito di importanti elezioni nazionali e la tendenza incoraggiata dalla pessima campagna elettorale di Donald Trump. In Italia gli immigrati, se non cadono in mano a una gestione degna di processi penali, rischiano soprattutto di essere trattati umanamente. Molti italiani infatti sono realmente democratici e civili anche se la pensano molto diversamente e si contrastano duramente: i cittadini italiani anzi non sono stati governati in modo ammirevole, ma il bisogno di democrazia e di giustizia si fa sentire e dà effetti positivi.

Voto sì soprattutto per dimostrare ai propagandisti del No a ripetizione, ai campioni dell’odio e del disprezzo, dell’aggressività verbale (ce ne sono anche nel fronte del Sì) l’esistenza di un coriaceo dato di fatto: l’elettore sceglie liberamente. Potete usare le tecniche di persuasione che volete, il linguaggio che vi pare, i ragionamenti o gli slogan, ma non potete decidere al posto mio.

Non c’è nulla da vincere e nulla da perdere in democrazia: non è sport e non è gioco. Il governo, innanzitutto, non viene eletto dal popolo. Secondo la Costituzione vigente, il popolo elegge i parlamentari, e sono i parlamentari – uniti in soggetti politici – a dare la fiducia al presidente del consiglio incaricato dal presidente della Repubblica.

Chi vince le elezioni e quindi governa dev’essere motore dello Stato, deve far funzionare lo Stato, prendere le decisioni, e non solo rappresentare i cittadini ma anche dirigerli. La riforma Boschi è in effetti criticabile per alcuni aspetti che non sto a enunciare: inizia però un processo di miglioramento della Costituzione, che merita di essere compiuto, di cominciare e proseguire. Le falsità e gli eccessi della propaganda del No hanno creato una maggioranza mediatica che va contrastata, ma la falsità più grande è quella della necessità di un governo “eletto del popolo”: crederlo significa non apprezzare la Costituzione vigente.

La Costituzione italiana è rigida: è importante applicarla con lo spirito giusto, lo spirito costituente, che non può sparire del tutto durante la vita di un governo.

Non c’è stata competizione fra idee, se non debolmente: ha prevalso in questa campagna elettorale referendaria la competizione fra tecniche di persuasione. E’ stata una campagna molto negativa e molto distruttiva, da contrastare. Per questo non ho partecipato se non con brevi frasi.

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