Se il Comune non può integrare le rette

CREMONA C’è una spada di Damocle nella bozza delle linee guida dell’azienda sociale del Cremonese che è stata approvata, in un primo passaggio, dall’assemblea dei sindaci, per esser consegnata venerdì alla commissione welfare del Comune di Cremona, in vista dell’attuazione del nuovo regolamento Isee. La giunta Galimberti si esprimerà poi l’approvazione spetterà al consiglio comunale. La spada di Damocle è il pericolo di ricorsi al Tar, com’è già successo a Vimodrone in provincia di Milano, un caso che si stava presentando anche a Scandolara Ravara, nel Cremonese, ed è stato fermato sul nascere. La giunta infatti ha subito ritirato una delibera in autotutela. Secondo la nuova legge nazionale, minori disabili gravi e anziani sopra i 75 anni costretti a essere residenti in strutture di ricovero, sono a carico del Comune se sono nullatenenti. Ci sono Comuni però che tendono a far partecipare alla spesa anche queste categorie, nel caso in cui le persone interessate possiedano un patrimonio, come libretti di risparmio o proprietà che possono essere messe in vendita. L’associazione Ledha, rappresentando un cittadino, ha vinto il ricorso al Tar e il Comune di Vimodrone ha dovuto sospendere l’applicazione del proprio regolamento, ma l’amministrazione ricorrerà al consiglio di Stato. Il problema sono le risorse: ci sono Comuni che stentano a integrare le rette di ricovero. I bilanci sono risicati e messi a prova dal patto di stabilità, che quest’anno concede maggiore respiro, ma che, secondo i vincoli di finanza pubblica, che dipendono dai rapporti con l’Unione europea, possono mettere in allarme le amministrazioni dall’anno prossimo. L’azienda sociale del Cremonese ha studiato il caso dell’amministrazione milanese, con l’intervento di un consulente e una serie di simulazioni, e ha fissato un massimo e un minimo di capacità di spesa entro entro cui i Comuni dovrebbero inserirsi, per garantire l’intervento sociale senza rischiare il default. La pensione non costituisce più reddito. Se il consiglio di Stato dovesse dar ragione a Vimodrone, anziani minori e disabili gravi dovrebbero pagare con il proprio patrimonio, ad esempio vendendo la casa. E’ l’ipotesi peggiore, che però in alcuni casi si è già verificata a Cremona e in provincia negli anni scorsi. Il rischio è che la disoccupazione resti diffusa e un maggior numero di famiglie estingua i propri risparmi, proprio mentre i Comuni, ritrovatisi con minori risorse e un maggior numero di casi sociali da seguire, non riescano più a sostenere l’emergenza. E in provincia di Cremona le persone in lista d’attesa nelle case di riposo sono già quasi 900, con dati molti alti a Cremona città. Di qui il bisogno di vederci chiaro, visto l’elevato tasso di vecchiaia della popolazione. Durante la commissione welfare, dalla minoranza Luigi Amore di Obiettivo Cremona con Perri ha chiesto massima trasparenza sul sociale all’amministrazione Galimberti.

 

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