La politica energetica minaccia le irrigazioni

CREMONA L’assemblea del Consorzio irrigazioni ha salutato con l’approvazione del bilancio la riduzione delle tariffe, che l’anno prossimo saranno tra le più basse in Lombardia: il costo medio sarà 31,78 euro per ettaro, il che significa che negli ultimi dieci anni i costi sono aumentati del 9,2%, addirittura meno del tasso d’inflazione ufficiale dell’Istat, che è stato del 12,6%. Gestione virtuosa da parte del consorzio cremonese, che però, come gli operatori che hanno a che fare con la gestione delle risorse irrigue, non nasconde le difficoltà che già si preparano per il 2017. Quest’anno per l’Adda, come sottolinea la relazione del presidente Umberto Brocca, è stato possibile derivare il 100% delle concessioni, per l’Oglio solo l’83%, perché dagli anni Ottanta esistono pozzi sconosciuti che riducono in modo consistente la possibilità di irrigare. Un vero Far West in cui l’accaparramento, mediante pozzi non autorizzati, non è stato ancora contrastato: non ci sono leggi chiare sul consumo d’acqua e non vengono individuati gli accaparratori. La sottrazione illecita d’acqua, che si somma a quella dei pozzi autorizzati, ha tolto al fiume Oglio dieci metri cubi al secondo rispetto a una portata media naturale di sessanta: è il 15% in meno. In più la Regione entro il 31 dicembre, dopo dieci anni di sperimentazione costata un milione di euro, farà entrare in vigore il deflusso minimo vitale, cioè la portata minima dei fiumi, che le irrigazioni non potranno far diminuire. Altra restrizione, dunque. La valutazione ambientale, in seguito alla penuria d’acqua, è drammatica: sono state estinte alcune specie superiori di fauna ittica, come trote e tremoli, che erano i salmònidi autoctoni dell’Oglio. Il consigliere comunale di Sergnano Enrico Duranti, che ha partecipato all’assemblea, ha fatto notare però che esiste un unico progetto: la politica energetica nazionale prevede che l’agricoltura si trasformi soprattutto in agroenergia, con attività idrovore, e che i campi siano usati per generare elettricità. Lo dimostra la piattaforma nazionale del biometano, con i suoi otto miliardi e mezzo di metri cubi di metano, che ha certo un impatto minore del biogas, e tuttavia cambia l’identità storica dell’agricoltura e la stessa gestione delle risorse. Cremona e provincia sono al centro. Di qui il bisogno di tutelare il diritto all’acqua e la tutela dell’agricoltura con un appello al Comitato acqua pubblica del Cremonese. E’ tempo di decisioni strategiche, quindi, per la qualità dell’ambiente e dell’agricoltura, ma anche di osservazioni al decreto legislativo sulla piattaforma nazionale del biometano. La scadenza è per il prossimo 17 gennaio.

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