Politica energetica per pochi eletti, un nuovo rischio sismico minaccia Candide e Pangloss

La politica locale è allineata con i piani nazionali: se questi argomenti sono tecnici e richiedono competenze scientifiche, perché non ce li spiegano? Perché la comunità che vive su un territorio non deve né sapere né capire? Nella storia la sinistra si è battuta per diffondere poteri e saperi, oggi ha invertito gli obiettivi: al popolo solo le conoscenze necessarie a lavorare, se gli è permesso, e poteri ridotti, per non disturbare il governo nazionale e le strategie nazionali. Per vedere che il progetto della politica energetica è unitario bisogna interessarsi al progetto nazionale hub del gas, allo sviluppo del biogas nell’agricoltura, alla politica agricola (che è della comunità europea), alle irrigazioni. La pubblica amministrazione, dalla Regione alla Provincia ai Comune, si occupa anche di comunicazione istituzionale, ma in modo frammentario. Occorre fare sintesi. La manipolazione tecnica della natura è l’atto fondativo della civiltà occidentale e ha una precisa caratteristica da oltre un secolo, posta da Heidegger come questione filosofico nel discorso “La questione della tecnica” (1953): utilizzare la natura per produrre energia allo scopo di trasformare la stessa natura, ponendo le condizioni per una vita sociale e per attività lavorative di tipo diverso, in uno scenario storico in evoluzione e tuttavia controllato dai poteri decisionali, riservati a pochi. L’inquinamento non era allora considerato un’emergenza, la sopravvivenza del genere umano e del pianeta Terra sì: il genere umano, tra dittatura bruna, rossa e liberalismo scatenato, metteva in pericolo la propria sorpravvivenza e minacciava gravemente la natura.

Il piano Italia hub del gas continua, con i suoi stoccaggi di metano: Cornegliano Laudense è teatro di un nuovo stoccaggio finanziato da fondi europei destinati allo sviluppo, chiesti dal governo Renzi, e continua con il progetto pilota dello stoccaggio sotterraneo di Co2, il quale ha avuto in Italia un solo precedente, una sperimentazione di breve durata poi sospesa. Il consigliere comunale Enrico Duranti ha proposto una mozione a Sergnano, che la maggioranza e la giunta Bernardi hanno respinto: l’intenzione è quella di fermare questo progetto per il principio di precauzione e l’impatto considerevole sul sottosuolo. A Soncino in località Bosco vecchio è prevista infatti una trivellazione d’altro tipo, per la ricerca di idrocarburi. 

Il commercio di quote di Co2, da parte delle attività industriali, è destinato a diventare rilevante, tanto più in seguito agli accordi di Parigi 2015 e di Marrakech 2016, ma a quanto pare la Co2 verrà stoccata nel sottosuolo con un impatto ambientale discutibile e un vantaggio economico notevole. Le industrie maggiori potranno inquinare meno, e quindi continuare a lavorare, commerciando C02, eventualmente senza riqualificare gli impianti. La produzione di rifiuti diventa produzione industriale di sottoprodotti da riciclare e vendere: l’inquinamento si trasforma in affare, così come il riciclaggio di rifiuti. Produrre emissioni inquinanti è un’attività industriale fruttifera, sullo slancio delle politiche nazionali che hanno concesso contributi pubblici alle aziende tramite i certificati bianchi e verdi, per premiare l’efficienza energetica. 

Ai tempi di Voltaire il terremoto di Lisbona costringeva a porre qualche domanda non troppo ottimistica sul destino dell’uomo e il suo compito nel mondo civile, ma il professor Pangloss, l’ottimista precettore che Candide metteva in imbarazzo, proseguiva imperterrito. Il comportamento dell’ideologia prosegue in modo simile. Gli stoccaggi sotterranei di Co2, come gli altri stoccaggi, nella pianura padana sono vicini alle sorgenti sismogenetiche: è il caso di Soncino. Ultimamente alcuni docenti di geologia hanno ammesso il rischio sismico connesso all’attività di stoccaggio. La questione di fondo è che la politica che tratta la natura come un oggetto da sfruttare per ricavare risorse energetiche e trasformare in affare l’inquinamento industriale non sembra facilmente sostenibile. Soprattutto, la popolazione interessata ha il diritto di partecipare ai processi decisionali e di conoscerli.

Queste politiche di potenziamento della risorsa biometano poi richiedono ulteriore impiego di risorse idriche. L’accesso all’acqua è un diritto da tutelare.

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