Ossessione Stradivari a Cremona

Sostituire il presente col passato, la cronaca con le sua dirompente esuberanza, col suo sobbollio discrepante, la sua corrosione incessante delle stratificazioni del risaputo e dell’inautentico, la cronaca che segue le tortuose cinconvoluzioni del kapitale prometeico ma proteiforme con un dogma, un emblema, un marchio, con un’appropriazione di spazi informativi: piantare non lussureggianti alberi ovver cespugli, ma bandiere, simboli, e perché? Per dominare, segnare i confini, proclamare che lì ci solo loro!

violino
Foto tratta dal sito del quotidiano “La Repubblica” edizione di oggi pag. 25

 

Il marchio muore se non viene affermato continuamente, e la vita non è altro che affermazione di sé, ammesso che un sé ci sia, che non sia anche finzione e feticismo ai fini del mercato. Allora erompe Stradivari, non perché è il ben noto grande liutaio, bensì perché chi se n’è appropriato e larvatus prodest, procede mascherato. A pagina 25 del quotidiano “La Repubblica” di oggidì prorompe il violino settecentesco, con il mistero del guazzabuglio chimico, quella fatidica miscela che il genialissimo artigiano utilizzava, e di nuovo naturalmente sempre lui, il museo del violino, con il presidente dello Stradivari Friends, l’ottimo Paolo Bodini, già apprezzato sindaco e deputato ulivista ora al lavoro per sostenere …. il mito di Stradivari, oggetto di una nuova ricerca scientifica su quella miscela che non ci fa dormire di notte. Perché mai quei violini sono i migliori? Dobbiamo saperlo! Poi però lo scrupoloso giornalista ricorda quel famoso esperimento: una decina dei migliori violinisti del mondo avevano individuato un violino moderno come il migliore, meglio ancora di Stradivari e Guarneri del Gesù. Bene. Siamo all’ennesima puntata. Il mito dev’essere rinverdito da un rito. Urgono nuovi studi, iniziative, qualcosa di nuovo sull’antico. Impazzano i voucher? Patiscono gli artigiani, i negozianti, gli insegnanti, gli stessi giornalisti, gli apprendisti, gli stagisti? No, impera Stradivari, sempre lui, ma perché? Per sottomettersi al museo del violino e alla politica promozionale del Comune e del munifico benefattore cavalier Arvedi. Ecco il signore, ecco il bambin stradivarino, la lega invincibile risultata dalla fusione della volontà del Comune e dell’acciaieria Arvedi nella Fondazione Stradivari di piazza Marconi, dove si estolle sfidando l’infinito futuro e l’infinito passato il museo dell’eterno ma sempre nuovo violino, perché il violino cremonese è ancora lui, il capitale nel suo mutar forma dominando e riaffermandosi, perché questa è la politica, questa la dominazione, il trionfo del capitale!

 

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