Natale operaio

CREMONA Regalo di Natale al contrario per un ex operaio di Cremona, che si è visto riconoscere le malattie professionali dalla ditta per la quale ha lavorato, ma non dall’Inail, che nella primavera del 2012 fa negava il risarcimento chiesto dal lavoratore. Una sorpresa del tutto inattesa per l’ex operaio, che credeva di trovare molta più sensibilità da parte dell’istituto nazionale, contro il quale ha fatto ricorso in tribunale.

Un’odissea che proseguirà con la prossima udienza, già fissata per la primavera prossima. L’ex operaio, sui cinquant’anni, ha chiesto aiuto a un avvocato di un’altra città, legato alla Cisl, e ad alcuni colleghi: due i testimoni che hanno spiegato all’Inail il lavoro compiuto in una fabbrica di Cremona per una decina d’anni, spostando pesi e facendo un’attività usurante. Il risultato è stata la diagnosi di discopatia poi un’operazione nel 2010 alla casa di cura San Camillo ai legamenti del braccio destro, che intanto ha perso il 10% della forza. La ditta ha versato un risarcimento a condizione di non essere nominata né riconoscibile: per questo proteggiamo l’anonimato. La vertenza con l’Inail è diventata uno scontro frontale, al punto che è stata necessaria un’altra visita medica disposta dal tribunale, che ha scelto un nominativo tratto dall’albo del Ctu, consulenti tecnici d’ufficio, professionisti e periti a supporto del giudice, ai quali spetta il dovere dell’indipendenza. La discopatia non fa parte della tabella delle malattie professionali dell’Inail, che però può riconoscere il danno biologico complessivo, quando la menomazione è tra il 6  il 15% e il giudice può considerare, ad esempio, com’è successo in alcuni casi, la complessiva difficoltà di movimento, che va oltre i singoli danni subiti da una gamba, un braccio e la schiena. E’ un caso limite perché non viene risolto applicando la tabella: il danno può essere rilevato in diversi punti del corpo. La somma tra danni diversi, anche se relativamente modesti, può giustificare un risarcimento: occorre però una valutazione complessiva, come quella richiesta dal cinquantenne cremonese, che conclude un altro anno in attesa di sentenza, rimasto ancora senza lavoro per le pesanti conseguenze della crisi. Trascorrerà il Natale con i suoi anziani genitori, che deve accudire personalmente. Anche l’assistenza domiciliare infatti ha i suoi limiti, mentre il costo del ticket dei farmaci incide anche sulle pensioni minime.

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