Libera moltitudine, non popolo sovrano

Il fascismo dell’indolenza trasforma l’astensionismo disincantato in maggioranza silenziosa enigmatica ma passiva, che acconsente l’oltraggio dei leader dell’azzardo. Ulteriori danni li martella il dizionario del caos politico, nuovo vangelo del non senso autolesionista. Circolano liberamente parole sediziose, come “popolo” che se considerato “sovrano” si riferisce a un singolare collettivo temibilmente astratto e propenso a consegnare un’intera popolazione alla sintesi autoritaria di un capo, come si è presentato Donald Trump.

Il concetto di sovranità è solo una funzione giuridica, che indica il passaggio dalla monarchia alla repubblica, giustificando la continuità e legittimità di un potere decisionale e rappresentativo. Ancora, però, una rappresentazione non è possibile. Ci stiamo muovendo tra le spire di concetti astratti capaci di imporre ideologie pericolose e violente.

Esiste in realtà una moltitudine di persone, le cui libertà (come insegnava Baruch Spinoza) sono incompatibili con la sovranità assoluta di un monarca o di un qualunque potere decisionale.

Il popolo sarebbe caratterizzato da convinzioni comuni o compatibili, tutte sintetizzabili e riferibili a una Costituzione e a prassi di governo e d’amministrazione. Popolo sarebbe allora sinonimo di anonima appartenenza a una cultura e una tradizione. Che significa italiano? Non esiste un italiano. Esistono persone che differenziandosi e comprendendosi o non comprendendosi e però tollerandosi formano sono cittadini di uno Stato. La loro moltitudine di diversità irriducibili non è rappresentorabile da un governo, che può invece ricevere un compito da una maggioranza elettorale.

Il concetto di moltitudine torna utile anche oggi, poiché la massa di singole persone dapprima organizzata e irregimentata dai partiti è diventata magma nei social media. L’individuo è ridotto a simbolo, a un profilo mediatico inserito in un flusso di dati in cui solo i grandi numeri contano. La moltitudine è composta invece da differenze, è una pluralità pensante e decidente che solo una repubblica, a quanto sembra, può rispettare.

La moltitudine è composta da unità (persone) attive e libere, che non necessariamente partecipano: come tale la moltitudine non offre un sistema politico a un’attività di sintesi e di organizzazione istituzionale. Sono forse atomi sociali indipendenti e destinati a collidere o a instaurare rapporti di dominio? La relazione tra queste unità può essere non governata totalmente dalla politica, che offrirerebbe allora solo princìpi di fondo (costituzionali, dunque etici), e dar vita a relazioni instabili secondo relazioni economiche, morali ed etiche, su un piano diverso da quello giuridico-politico.

La società è un fatto naturale o no? L’uomo è sociale (parzialmente) o no? Se c’è una spontaneità morale tendente alla socialità, per quanto difforme e disequilibrata, allora c’è speranza.

La dialettica Signoria-Servitù deve necessariamente risolversi in una tensione totalitaria?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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