Trump, ovvero l’establishment della sudditanza al duce globale

Una marea informe sussultante interessato e compulsivo patriottismo, forzatamente entusiastico e riciclato, vuole convincere indifferenti, sinistrorsi e amici della Costituzione a sostenere o anche a rispettare il Trump, sia in quanto regolarmente eletto (con gaudio del sovrano Putin) che portatore di un enigmatico rinnovamento della sinistra e della stessa democrazia. Non ci riusciranno: taluni resistono con ardente cocciutaggine. Costoro, lieti propagandisti che riscoprono il politically correct dopo averne idolatrato la distruzione da parte dello stesso campione di scorrettezze Trump, ora s’illudono di ottenere alla loro superstar un consenso pressoché assoluto, quasi che il mondo intero dovesse eleggere il miliardario americano duce globale. E falliranno, clamorosamente, perché il Trump non è Lincoln, come un austero ma ingannevole commentatore grillino vorrebbe far credere: al contrario lo sfrontato inquilino della Casa bianca è il primo fautore di un’accelerazione verso il Medioevo, tale da far pensare al ruzzolone nel baratro della storia. Eppure è proprio colà, nel nubiloso abisso di un infinito degrado, che l’establishment dei commentatori vorrebbe trascinarci. Alcuni però con palpito d’ali già volano nell’azzurro cielo di un rinnovato costituzionalismo democratico.

Roberto Saviano ieri (il 22 gennaio ’17) su “Repubblica” vuole vedere una certa modernità nel Trump, che è stato in grado di rappresentare gli hater, gli esclusi, i frustrati, coloro che in generale vogliono o hanno necessità di più soldi, non credono più nelle autorità rappresentative, nella sostenibilità del mondo della finanza, nella capacità delle istituzioni di selezionare il merito e il talento. Trump, insiste Saviano, non offre spiegazioni e giustificazioni, bensì garantisce di cacciar via la classe dirigente: chi l’ha votato sa di aver sostenuto un “chiaro evasore”. Non era un candidato “rappresentativo”, ma utile al cambiamento. Se d’ora in poi la selezione dei candidati procederà così, in base alla capacità di attirare il voto degli hater, cioè gli odiatori, bisogna allora ricordare che per queste fasi di sconvolgimento la Costituzione vale più di prima. Non è infatti obbligatorio lodare il Trump, né genuflettersi al suo cospetto e tantomeno baciargli i piedi.

Trump non ha ricevuto però alcun mandato a distruggere le politiche ambientali: mai è emersa una volontà popolare così distruttiva. Non c’è bisogno però di consenso per la tutela dell’ambiente, come tale già considerato inappropriatamente risorsa dell’economia da molto tempo. Un sottinteso della stessa Costituzione italiana è che l’ambiente va utilizzato, anche consumato, per produrre lavoro. E’ una della fatali contraddizioni storiche del capitalismo e anche della democrazia, che pretende di reggersi da sola, astrattamente, come se le comunità umane non vivessere nel mondo.

Il popolo – concetto fuorviante, meglio parlare di moltitudine – non va semplicemente rappresentato, va innanzitutto diretto secondo i princìpi costituzionali, senza giocare col linguaggio e senza inventare bizzarre soluzioni. Il Trump intanto lavora per peggiorare il mondo e potrebbe riuscirci, per la gioia dei gretti e retrivi nazionalisti.

http://www.lifegate.it/persone/news/trump-primo-giorno

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...