“Invece di fare la bonifica, togliamo la discarica dalla mappa”

SERGNANO CR Incredibile vicenda della discarica Piacentini di Sergnano, che ancora una volta compare e scompare dai documenti ufficiali ora della Regione, ora della Provincia se non dell’Unione europea, per rimanere però drammaticamente al suo posto, da mezzo secolo in riva al Serio e in zona golenale, ma clamorosamente esclusa dal Progetto di piano per la valutazione e la gestione del rischio di alluvioni. Una direttiva europea vieta esplicitamente che le discariche possano trovarsi in zone alluvionabili: dovrebbero essere bonificate, invece nulla cambia, a Sergnano come a Rivolta d’Adda, dove la discarica Zita si trova a propria volta sulla sponda del fiume, anch’essa da mezzo secolo. A Sergnano la Regione ha disegnato una zona a rischio di alluvione: il precedente è del 1979, quando l’acqua aveva in parte sommerso il centro abitato, arrivando sin quasi alla statale. Nemmeno lo stoccaggio di gas dovrebbe trovarsi in un’area così delicata, oltretutto nel parco regionale del Serio, eppure non cambia mai nulla. Il progetto di piano regionale sul rischio di alluvioni non è stato nemmeno consegnato dal Comune a tutti i consiglieri comunali: Enrico Duranti rileva che la direttiva europea 2007/60/CE prevede esplicitamente anche l’informazione e la consultazione del pubblico, procedura disattesa ancora una volta. E così si profila il rischio di un’altra infrazione europea.

 

L’ammasso di rifiuti che prende il nome del fu proprietario Piacentini, cui sono subentrati gli eredi, ha contenuto anche rifiuti tossici, non solo urbani, quindi andrebbe messa in sicurezza per evitare che le sostanze accumulatesi in tanti anni si sversino nel fiume. Nella stessa zona esistono altre discariche chiuse, come l’ex cava Alberti, nelle prossimità della Palata Menasciutto, e un’altra ancora, a Crema in zona Santa Maria. Pende l’ipotesi più sciagurata: in caso di alluvione e di dispersione dei rifiuti nel fiume Serio chi paga, se la Regione non riconosce nemmeno il rischio? Quando si tratta di ambiente e di partecipazione, nota Enrico Duranti, i documenti spesso restano nei cassetti e il pubblico non può intervenire nemmeno se le direttive europee lo prevedono, come anche la direttiva Seveso, e i diritti riconosciuti per legge vengono di fatto cancellati con un colpo di spugna. Se la discarica è un problema, la si cancella dalle mappe, ma la bonifica non si fa.

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