“Facciamo come l’Aler e come Trump: prima i residenti in tutti i servizi comunali”

La raccapricciante proposta aleggia rimbalzando perniciosa anche se minoritaria: introdurre criteri etnici per l’accesso ai servizi comunali, punendo così gli immigrati (“che in realtà hanno la Mercedes”) e il ceto medio basso. Diversa e singolare la situazione di Cremona dove il regolamento è misteriosamente in ritardo.

 

CREMONA Il modello per l’assegnazione della case popolari, applicato dall’Aler e dai Comuni secondo la legge regionale lombarda, trova apprezzamento da parte di alcuni amministratori della provincia di Cremona, che hanno iniziato a proporre di rivedere il regolamento d’accesso a tutti i servizi comunali di ogni settore, dal sociale alle mense scolastiche all’assistenza domiciliare, ma anche i contributi di solidarietà per gli affitti e per i disabili e molto altro ancora.

I criteri d’accesso oggi sono garantiti con equità a tutti i cittadini: secondo una proposta suggerita dall’amministrazione di Casalmaggiore bisognerebbe invece dare priorità ai residenti, ribaltando il modello universalistico in vigore da anni, seguendo proprio l’esempio dell’Aler, che sarà rafforzato dalla nuova legge regionale 16 per l’assegnazione degli alloggi pubblici. Solo il 27% delle case popolari – nelle province di Brescia, Mantova e Cremona – è abitato da nuclei familiari di origine straniera. Il caso non considera gli alloggi di proprietà comunale, che in città sono più di mille. Usando criteri analoghi l’accesso ai servizi sociali sarebbe agevolato per chi abita sul territorio comunale rispetto agli immigrati d’origine straniera. E’ l’effetto Trump che inizia a farsi sentire in provincia in modo trasversale, non solo da parte della Lega. I punti di vista sono diversi. Ieri in ufficio presidenza Luigi Amore, di Obiettivo Cremona con Perri, ha fatto notare che il regolamento per l’accesso ai servizi non è stato ancora aggiornato dall’amministrazione cittadina, in ritardo ormai di diversi mesi, dato che la bozza è pronta dal 2 dicembre. E’ stata data però la precedenza al regolamento della Consulta degli immigrati. Luigi Amore ha lodato la nuova Consulta, che pure non è obbligatoria, criticando però il centrosinistra che a Cremona non adegua il regolamento che dà garanzia a tutti i cittadini in modo uguale, come invece dovrebbe fare per legge, tant’è vero che altri Comuni hanno già provveduto. La giunta Galimberti ha approvato la bozza che però non ha ancora concluso il proprio iter, arenandosi nelle sabbie mobili della burocrazia, tra un ufficio e l’altro. La convocazione è arrivata ai consiglieri solo oggi pomeriggio: il 1° febbraio Cremona affronterà l’argomento in commissione. Il territorio provinciale non ha però un regolamento unico: c’è quindi disparità tra Comuni e tra cittadini, che ricevono quindi trattamenti diversi. In alcuni paesi ad esempio l’assistenza domiciliare non ha un regolamento. Potrebbe essere l’occasione per rivedere i criteri, eliminando le tariffe lineari uguali per tutti, privilegiando la residenza oppure le fasce di reddito, per proporzionare le tariffe. E’ un dibattito aperto che potrebbe aprire la strada a diverse innovazioni in nome dell’autonomia comunale.

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