Poste, utili e disservizi: solo un palliativo da Crema

CREMONA Solo un palliativo, per il sindacalista della Cisl Pietro Triolo, l’assunzione da parte delle Poste di 15 persone a Crema, di cui due a tempo determinato, per smaltire le giacenze di lettere non recapitate nel Cremasco, fra le tre e le quattro tonnellate. Occorrerebbe infatti un numero doppio di assunzioni per garantire la puntualità perduta nella consegna della corrispondenza. Le segnalazioni dei cittadini ormai sono imbarazzanti: i ritardi mettono in tale difficoltà gli utenti che il rischio di esposti e denunce si è alzato considerevolmente.

Nei piccoli Comuni dei dintorni di Crema sono segnalati ritardi notevoli dal maggio scorso, a Crema Ombriano, in via Torre, stanno arrivando lettere a decine la settimana per recuperare il ritardo, e si tratta di spese condominiali e avvisi di scadenze. Dopo l’incontro di ieri tra l’azienda Poste e i parlamentari Cinzia Fontana e Franco Bordo, il consigliere regionale Agostino Alloni e il sindaco Stefania Bonaldi, l’obiettivo, per febbraio, è di distribuire la posta prioritaria in una giornata e quella ordinaria in 5 giorni. L’Anci Lombardia a sua volta ha protestato con un intervento Michel Marchi, a Cremona però la giacenza è più che doppia rispetto a Crema e arriva tra le 10 e le 11 tonnellate, tanto che gli auguri di Natale, a Spinadesco, sono arrivati solo questa settimana, spediti sei settimane fa. La lotta della Cisl è su più fronti: occorrono interventi strutturali profondo per far tornare le Poste un’azienda di servizi ai cittadini. A Cremona 50 postini effettuano un centinaio di ore settimanali di lavoro straordinario non pagato, vanno in difficoltà per mancanza di personale anche gli sportelli per il mercato privato delle imprese, con disagi non evidenti perché non si tratta di servizi. Entrano poi costantemente in crisi gli uffici aperti sia la mattina che il pomeriggio, come a Cremona, Crema e Soresina: lunghe code, a volte, perché il personale non è sufficiente, eppure l’azienda poste, che ha realizzato un utile di circa un miliardo di euro nel 2016, incentiva l’esodo dei dipendenti. Vita difficile, inoltre, per il personale costretto, come segnala il sindacato, ad accettare distacchi negli uffici con un solo operatore nei piccoli Comuni: sono ben 75 in provincia gli uffici tenuti aperti da una sola persona, sostituita in caso di ferie o malattia da colleghi che conoscono ben poco il territorio. La volontà del sindacato è portare l’azienda a rivedere l’organizzazione del lavoro, la gestione del personale e il progetto di consegna a giorni alterni che fa sì che le lettere arrivino troppo spesso in eccessivo ritardo.

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