Acque contaminate? Nessun documento, parte l’esposto

SERGNANO CR Il 28 marzo del 2001 il responsabile della centrale 1 dell’Eni Massimo Moschini presentava autodenuncia di contaminazione delle acque e informava il Comune di procedere agli interventi di messa in sicurezza d’emergenza, bonifica e ripristino ambientale. Vicenda di rilievo, anche perché la centrale 1 si trova a una decina di metri dal pozzo dell’acquedotto, collocato nelle immediate prossimità dell’impianto del gas, in deroga alla legge che prevede una distanza di 200 metri, deroga peraltro già criticata.

Di quella bonifica, ancor oggi, a sedici anni di distanza, non si sa nulla, tranne che nel 2003 la Regione Lombardia chiedeva riscontro di una procedura rimasta del tutto misteriosa. Il consigliere Enrico Duranti, del movimento 3.0, ha presentato un esposto ai carabinieri di Camisano perché non ha ricevuto alcuna risposta all’interrogazione presentata il 13 giugno scorso. Il 4 agosto infatti il vicesindaco Maria Domenica Coti Zelati dava una risposta al consigliere dell’opposizione, ma solo per comunicare che l’amministrazione stava completando l’acquisizione dei documenti, mai però arrivati al consigliere, che quindi compiva nel novembre scorso un sollecito telefonico. Nessuna risposta, ma non si tratta solo di forma, come precisa Enrico Duranti, anche perché è in corso tutt’ora un’altra bonifica, a un centinaio di metri di distanza, nella centrale 2, che si trova accanto al campo di calcio di Sergnano, vicino all’oratorio e al paese. Nulla gli abitanti sanno della contaminazione delle acque dell’acquedotto, se il problema sia stato risolto e quando. Il testo unico degli enti locali, inoltre, prevede che le risposte alle interrogazioni a risposta scritta siano date entro 30 giorni e sono passati più di sette mesi. Si allunga così la lista dei misteri di Sergnano. Il pozzo del gas 44, che fa parte dello stoccaggio di Sergnano, in passato dell’Eni oggi di Stogit, si trova in una zona alluvionabile, così come la palestra costruita in questi anni. Il depuratore per un certo periodo non ha funzionato, con grandi lamentele dei cittadini, ma le responsabilità non sono note. Il piano d’emergenza esterno dello stoccaggio secondo la Regione esiste, ma l’amministrazione comunale non lo ha mai mostrato.

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