Enzo Boschi spiega la sismicità indotta: “Può essere devastante”

La sismicità indotta, quella causata dalle estrazioni petrolifere e dalle reimmissioni nel sottosuolo di fluidi pressurizzati, può causare terremoti con effetti cumulativi devastanti, . Lo ha sostenuto Enzo Boschi, uno dei sismologi più autorevoli al mondo, durante un convegno tenutosi a Moliterno, in Val d’Agri (Basilicata) il 26 gennaio. Gli effetti negativi della reimmissione di fluidi nel sottosuolo, una delle attività compiute dalle compagnie petrolifere durante le estrazion, possono essere così pericolosi che si rende indispensabile la valutazione di un organismo di ricerca del tutto indipendente dal governo, così come prevede la Costituzione. Quest’organismo non può certo essere l’Ingv, come ha dichiarato l’illustre sismologo, ascoltando con grande interesse dai presenti, considerate le questioni ambientali aperte da tempo in Basilicata, terra di pozzi di petrolio. La sismicità indotta però interessa direttamente la provincia di Cremona, nel cui sottosuolo ci sono circa sette miliardi di metri cubi di gas, conservati negli stoccaggi di metano di Bordolano, Sergnano e Ripalta Cremasca, con l’ipotesi di un ulteriore nuovo stoccaggio, visto che le ricerche in provincia continuano ancora. E il territorio è attraversato da sorgenti sismogenetiche. I gestori degli stoccaggi sono chiamati dal ministero a rimediare a eventuali scosse superiori alla magnitudo 3.0, il monitoraggio dell’attività sismica provocata dagli stoccaggi di metano è stato disposto dalla Regione Lombardia ed è previsto dal ministero dell’Ambiente. Molti però negano ancora che la sismicità indotta sia pericolosa e su alcuni quotidiani nazionali, come il Sole 24-ore, sono apparse dichiarazioni assai interessanti. Boschi però raccomanda di seguire il principio di precauzione.

Di conseguenza si può ripensare con maggiore serenità e prudenza al cosiddetto “Texas padano” e alla corsa agli stoccaggi di idrocarburi nella pianura padana senza sentirsi reietti dal mondo accademico e dalla comunità dei liberi e uguali: insomma se ne può parlare, di pericoli gravi legati agli effetti cumulativi della sismicità indotta, e anche di indipendenza degli organismi di ricerca e della comunità scientifica.

Del convegno di Moliterno ho tratto informazioni da qui:

https://ilfoglietto.it/il-foglietto/5146-terremoti-ed-estrazioni-petrolifere-enzo-boschi-tra-la-gente-della-val-d-agri.html

Rimando quindi a ilfoglietto.it per ulteriori approfondimenti. Incollo qui sotto l’articolo pubblicato il 2 febbraio, apparso anche su

http://www.gazzettadellavaldagri.it/terremoti-ed-estrazioni-petrolifere-enzo-boschi-la-gente-della-val-dagri/

Enzo Boschi – tra i massimi Sismologi a livello mondiale, fondatore dell’Istituto nazionale di geofisica (Ing), poi diventato Istituto di geofisica e vulcanologia (Ingv) di cui è stato presidente per quasi trent’anni – il 26 gennaio scorso è stato a Moliterno, in Basilicata, a parlare di terremoti e sismicità indotta. Moliterno è un comune della Val d’Agri nota per le sue risorse petrolifere e, purtroppo, anche per i problemi ambientali determinati dal loro sfruttamento.

Boschi era stato invitato dalla gente del luogo, in seguito ad alcuni articoli apparsi sul Foglietto sulla reiniezione di fluidi in zona sismica.

L’incontro, organizzato dall’Osservatorio popolare della Val d’Agri, è avvenuto in un teatro gremitissimo dagli abitanti dei vari comuni coinvolti nelle estrazioni petrolifere.

L’evento, seguito da quasi tutte le emittenti locali, è stato introdotto dalla dottoressa Maria A. Maggio, moderato dal geologo Vito Mazzilli, ed ha visto l’intervento, come relatrice, di Albina Colella, ordinario di Geologia presso l’università della Basilicata, nonché la presenza di numerosi Sindaci del territorio.

Boschi ha ricostruito la vicenda della sismicità indotta, partendo dalle sue “origini emiliane”.

“Nel 2012 – ha ricordato – in Emilia si era verificata una sequenza sismica importante con due scosse di magnitudo attorno a 6. La Regione Emilia Romagna costituì una commissione (ICHESE) con lo scopo di individuare le cause di terremoti così forti. Il danneggiamento era stato molto vasto e grave: la Regione, che si considera la migliore in Europa, non poteva ammettere di non aver imposto norme costruttive sufficientemente severe. ICHESE, a cui aveva collaborato attivamente anche il coordinatore della sezione sismica della Grandi Rischi, concluse i suoi lavori affermando che non poteva escludere che le scosse emiliane fossero state determinate dalla reiniezione dei fluidi di scarto che viene fatta in concomitanza alle estrazioni petrolifere. Al contempo, individuò anche la località colpevole: Cavone”.

“Da qui – ha aggiunto Boschi – si scatenò una vicenda grottesca, a cui parteciparono attivamente tutti gli enti di ricerca ambientale e alcuni ministeri, in un crescendo di assurdità e di ignoranza sempre più manifesta”.

Le estrazioni petrolifere al Cavone furono bloccate e poi sbloccate sulla base di indicazioni di almeno cinque commissioni create in successione.

“Mai però – ha sottolineato Boschi – è stato dichiarato che le iniezioni di fluidi pressurizzati in zona sismica, come avviene con le estrazioni petrolifere, non siano sismogenetiche”.

Tutto questo avveniva in Emilia e per l’Emilia.

In un articolo apparso sul Foglietto, Boschi fece notare che ci si preoccupava tanto per gli emiliani ma che evidentemente si consideravano i cittadini della Basilicata di serie B. Cristo si era veramente fermato a Eboli?

Egli ha, poi, ricordato che “In Basilicata, dove da anni si estrae il petrolio, i fluidi vengono reiniettati sulla zona epicentrale di uno dei più tremendi terremoti della nostra storia: quello di Montemurro del 1857. Le vittime furono sicuramente più di 15.000 ma non si è mai riusciti a stabilirne il numero preciso”.

“Nel 2014 – ha aggiunto lo stesso Boschi – apparve su una rivista scientifica un lavoro di un gruppo di ricercatori del CNR che ipotizzava in prossimità della reiniezione una faglia attiva che addirittura arriva in superficie. Pericolosissima! Ad un’attenta analisi, si scopre che l’esistenza di questa faglia, strana per molti versi, non ha basi fisicamente accettabili anche se l’attuale presidente dell’INGV, sulla base di quanto è scritto sul lavoro stesso, condivide la validità dei risultati del CNR. Due successivi lavori di ottimi sismologi INGV, basati su tutti i dati scientifici disponibili, confermano l’insussistenza di quella faglia. Cosa ben più importante è che in quei due lavori viene inconfutabilmente mostrata la necessità di un notevole approfondimento della dinamica della zona”.

Boschi ha poi precisato che “In Sismologia le quantità osservabili sono i terremoti, cioè sono i terremoti che osservati con i sofisticati strumenti oggi disponibili possono consentire di far luce su questioni tanto delicate, per cui non si può assolutamente escludere che iniezioni continue di fluidi pressurizzati in zona altamente sismica possano avere effetti cumulativi devastanti”.

“E allora – ha detto Boschi, con grande energia – senza far drammi si proceda sulla base del principio di cautela. Tutti gli interessi, sociali e economici, trovino il modo di incontrarsi con esperti intellettualmente indipendenti, in modo da individuare una strategia verso la ricerca su una percentuale elevata di sicurezza per la popolazione del luogo”.

“Purtroppo a quel tavolo – secondo Boschi – non potrà sedersi l’attuale vertice dell’INGV e questo perché ha formalizzato un accordo di collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, mettendo così l’Ente, di fatto, in uno stato di sudditanza. La nostra Costituzione, infatti, garantisce l’indipendenza scientifica degli Organi di Ricerca dal potere esecutivo”.

Alla fine, il pubblico ha tributato all’illustre scienziato applausi fragorosi e Boschi è apparso visibilmente commosso quando tanta gente lo ha voluto addirittura abbracciare.

redazione@ilfoglietto.it

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