Bonifica, nuova tassa in provincia

 

 

 

CREMA CR – La giunta Maroni il 22 dicembre ha approvare il piano di classifica del consorzio di bonifica Dunas, e così la nuova tassa sulla bonifica è in arrivo, ancora più contestata di prima. Ben 35 Comuni dell’area cremasca, bergamasca, lodigiana e cremonese, in provincia guidata dal sindaco di Soncino Gabriele Gallina, hanno presentato prima una voluminosa serie di osservazioni e poi il ricorso al Tar. Piergiuseppe Bettenzoli, segretario cremasco di Rifondazione comunista, critica la scelta del Pirellone, di “dubbia legittimità” e lancia la patata bollente nella campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Crema. Il Consorzio di bonifica chiederà un milione e duecentomila euro ai cittadini residenti nei territori dove opera il Dunas, che unifica i consorzi Dugali, Naviglio, Adda, Serio, anche se, come fa notare Bettenzoli, non c’è nemmeno un piano di bonifica e i cittadini chiamati a pagare non beneficiano di alcun servizio. Il Dunas chiede quella che Rifondazione definisce una tassa patrimoniale ingiustificata, che il consorzio pretende per i benefici indiretti che tutti i cittadini ricevono, anche se non scaricano direttamente nei canali.

L’attività dei consorzi di bonifica infatti ha avuto indubbia importanza storica, soprattutto per migliorare la qualità dell’abitare nella città di Cremona e rendere ben più produttivi i terreni agricoli: scelte che però non giovano ai tartassati del Dunas. Questa, secondo la versione di Bettenzoli, è la vecchia tassa sul macinato, a carico di chi si nutre di pane, la tassa affamatrice dei poveri, istituita dal Regno d’Italia, in vigore dal primo gennaio 1869. La Regione Lombardia, invocando un Regio decreto del 1933, ha esteso a tutto il territorio del comprensorio – fra basso bergamasco, lodigiano, cremasco e cremonese – il pagamento della nuova tassa. Per il Dunas tutti coloro che scaricano anche indirettamente devono pagare, e quindi tutti i proprietari degli edifici registrati a catasto riceveranno la cartella esattoriale senza altra scelta che pagare, se il ricorso al Tar non sarà efficace.

Nell’Ottocento, come ricorda Bettenzoli, ci furono dimostrazioni, saccheggi, incendi, 250 morti e oltre mille feriti contro l’imposta voluta dal ministro delle Finanze del Regno d’Italia Quintino Sella, ora Rifondazione chiede ai cittadini cremaschi di protestare e far sentire alla giunta Maroni che il dissenso è forte, usando innanzitutto la formidabile arma del voto.

 

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