Polveri sottili e aria inquinata a Cavatigozzi come in tutta la pianura padana

Non è vero ovviamente che la qualità dell’aria nel polo industriale di Cavatigozzi è “okay”, come sostiene un’allegra brigata di provocatori intellettuali, perché tutte le centraline dell’Arpa, in Lombardia nei giorni scorsi, Spinadesco compresa, hanno superato la soglia d’allerta delle pm10: in un giorno della settimana scorsa, solo dai 1.200 metri in sù si respirava aria pulita. La zona dell’inceneritore e dell’acciaieria, come di altre fabbriche, non è molto diversa dalle altre, e anche Cavatigozzi non sfugge alla norma: tutta la pianura padana è inquinata e sommersa da una nube di polveri sottili come spiegato nei giorni scorsi. In un contesto simile, una sola fonte d’inquinamento non riesce a creare – guardando i dati delle centraline Arpa – una rilevante particolarità locale in una pianura chiusa dalle montagne e poco ventilata. Piuttosto è vero che la qualità dell’aria nella zona della città di Cremona è peggiore che nel territorio circostante. Occorrono appunto politiche ambientali, altrimenti ogni anno si conteranno i decessi prematuri dando la colpa ora all’uno ora all’altro, secondo convenienza particulare.

Il Comune di nuovo indica le fonti d’emissioni inquinanti: i veicoli a benzina e diesel, le caldaie. Quel che manca è una visione critica del sistema economico, basato su industrie che producono veicoli e caldaie e molti altri beni. Nel dopoguerra le fabbriche inquinavano di più, tuttavia gli effetti dello sviluppo economico si vedono adesso; non si vede un’alternativa. Un avvenire di bassi consumi e pellagra non è auspicabile: indietro non si può tornare.

Traspare dalla nota del Comune, se si vuole, un messaggio al gruppo Arvedi: a Cremona non esiste il “clima ostile” di Trieste, segnalato dal gruppo industriale cremonese, che si è dichiarato disposto ad andarsene, dopo aver assunto la proprietà della Ferriera di Servola tramite la società Siderurgica Triestina.

Ecco di seguito il comunicato diramato ieri dall’ufficio stampa del Comune, dove si parla di monitoraggio dell’impatto olfattivo dell’acciaieria e di qualità dell’aria. Ho evidenziato in neretto una frase determinante.

 

Qualità dell’aria del polo industriale di Cavatigozzi, nessuna particolare criticità

E’ quanto emerso dall’indagine presentata nell’ultima riunione dell’Osservatorio Arvedi

Nel corso dell’ultima riunione dell’Osservatorio Arvedi, presieduta dall’assessore all’Ambiente Alessia Manfredini, sono stati presentati i risultati di un’interessante campagna di monitoraggi, iniziata lo scorso mese di ottobre, finalizzata alla verifica della qualità dell’aria nel polo industriale compreso fra i comuni di Cremona (zona Cavatigozzi), Spinadesco e Sesto Cremonese. La ricerca è stata focalizzata sulla identificazione delle sostanze odorigene aero-disperse responsabili di alcuni episodi di “molestia olfattiva” potenzialmente associabili alle attività industriali svolte nel polo industriale.

L’indagine ambientale, che ha coinvolto l’Amministrazione Comunale, la Provincia di Cremona e l’ATS-Val Padana, è stata realizzata grazie al prezioso contributo di ARPA Cremona, supportata dai consulenti tecnici del Gruppo Arvedi (dott. Fabio Denicoli), del Consorzio Agrario Provinciale di Cremona (prof. Marco Trevisan) e dell’Oleificio Zucchi (dott. Maurizio Benzo). I campionamenti ambientali e le successive analisi chimiche-ambientali sono state svolte presso il laboratorio L.A.C. Che opera a Cremona.

Nell’area interessata all’indagine sono state individuate, complessivamente, quindici stazioni di monitoraggio la cui posizione era stata scelta e condivisa con i rappresentanti dei residenti e con i Comitati di quartiere. Come confronto parallelo è stata valutata la qualità dell’aria presso altre tre stazioni di monitoraggio scelte in zone esterne all’area industriale ed individuate rispettivamente ail quartiere Zaist di Cremona e in aree esclusivamente rurali di Spinadesco e di Gerre Borghi. In totale sono state svolte circa mille prove di laboratorio per ricercare oltre cinquanta sostanze chimiche caratterizzate da odori particolarmente sgradevoli o da bassi valori di soglia olfattiva e per questo facilmente percettibili a livello sensoriale.

I risultati ottenuti in questa impegnativa attività analitica hanno confermato i dati già acquisiti in precedenti indagini svolte da ARPA Cremona e da altri importanti centri di ricerca, pur utilizzando modalità di campionamento e di analisi differenti. Non sono emerse particolari criticità relativamente alla qualità dell’aria presente nel polo industriale rispetto a quella presente in ambienti tipicamente rurali o urbani.

Questa conclusione conferma, se ancora ve ne fosse bisogno, che la qualità dell’aria cittadina è principalmente legata alle sfavorevoli condizioni meteo-climatiche che caratterizzano l’intera nostra area geografica (mancanza di ventilazione, elevati tenori di umidità, scarsità di precipitazioni meteoriche, ecc.). Un contributo altrettanto importante all’inquinamento atmosferico cittadino è dato dalle attività antropiche urbane e rurali (traffico veicolare, riscaldamento domestico, ecc.), mentre può essere considerato marginale quello direttamente associabile alle vere e proprie attività industriali svolte nel territorio.

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