Sfratto dalla casa popolare, appello al sindaco e ai servizi

A squarciare la rete delle ottimistiche notizie intessute dall’ottimismo istituzionale, che tende a far credere l’esistenza di uno Stato pronto a tutelare qualunque diritto e soddisfare ogni legittima richiesta d’aiuto, provvede un’angosciosa vicissitudine dello Zaist.

 

CREMONA Una drammatica vicenda di povertà ha indotto un gruppo di cittadini cremonesi, che si è dato il nome di “Sos Cremonesi”, a rivolgersi al sindaco e ai servizi sociali per dare risposte una madre di famiglia di mezza età che rischia lo sfratto da parte dell’Aler: giovedì 16 infatti l’ufficiale giudiziario si presenterà per liberare l’alloggio popolare, che si trova nel quartiere Cambonino, e renderlo di nuovo disponibile all’Aler che ne è proprietaria. Da tre anni il canone d’affitto è di 230 euro al mese, un importo difficile da sostenere poiché la donna non ha lavoro, ha reddito zero e deve provvedere a un figlio a suo carico. La difficile situazione è stata presentata allo sportello casa dei servizi sociali nel marzo dell’anno scorso.  I problemi di morosità, incolpevole e colpevoli, sono diventati frequenti per l’Aler come d’altra parte per il Comune. Gli sfratti esecutivi non sono una rarità. La lettera del gruppo Sos Cremonesi fa notare che la donna è stata colta da malore e ricoverata all’Ospedale Maggiore durante il primo accesso dell’ufficiale giudiziario, che intendeva eseguire lo sfratto. Sinora madre e figlio si sono mantenuti grazie al sostegno della parrocchia e alla generosità del gruppo di concittadini, che hanno deciso di sostenere con piccole donazioni e aiuti pratici, come fare la spesa. Il gruppo pone una questione che riguarda non pochi inquilini delle case Aler o del Comune, perché i canoni d’affitto in molti casi sono aumentati ma la crisi occupazionale non è finita: l’appello è di rifare i calcoli e eventualmente moderare le richieste della pubblica amministrazione. L’auspicio del gruppo, che tramite internet riesce a organizzare iniziative di solidarietà, e che quindi l’amministrazione comunale trovi un alloggio popolare ma con un canone d’affitto adeguato, in modo che non abbiano ulteriore seguito i precedenti di concittadini che per vicissitudini personali vivono in automobile o su una roulotte.

 

 

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