Casa popolare troppo cara, sfratto evitato

Dopo un incontro fra Lucia Lanfredi (M5S), Alessio Antonioli (Fare nuova la città) e l’assessore Mauro Platé si profila il riassetto del Pois, la Porta d’ingresso dei servizi sociali, in una sorta di competizione per rendere più efficace l’attività. La sensibilità a Cremona è molto diffusa: numerose le iniziative negli ultimi anni, alcune tutte locali, come l’Alleanza contro la povertà, di circa cinque anni fa.

 

CREMONA L’appello del gruppo Sos Cremonesi al sindaco Galimberti e ai servizi sociali è stato ascoltato: lo sfratto di una madre di famiglia in programma domani in via Aspromonte da parte dell’Aler è stato scongiurato, con una proroga di un mese dell’accesso dell’ufficiale giudiziario. La donna ha perso il diritto alla casa popolare a causa della morosità: il canone di 230 euro al mese, assegnato tre anni fa, non è sostenibile in stato di disoccupazione, ma era aumentato in seguito a una procedura automatica, perché è stato inserito un dato di reddito del figlio nello stato patrimoniale.

Corretto l’errore, il canone diventa realmente sociale e scende a circa 30 euro, per l’assegnazione di una casa del Comune. Invece dello sfratto per morosità è dunque il momento di un trasloco. Alcune regole intanto stanno cambiando anche nell’organizzazione dei servizi sociali, nel tentativo di ottenere una maggiore efficacia. Infatti alcune delle osservazioni di Lucia Lanfredi, dei 5 stelle, alla bozza del nuovo regolamento di accesso ai servizi sono state recepite dalla maggioranza e dall’assessore Mauro Platé. La presa in carico, innanzitutto, non sarà più individuale bensì partecipata da un’équipe. Varie volte in passato chi è stato assegnato a un’assistente sociale ha avuto di che ridire a torto o ragione e non sono mancate liti.  Lo scopo quindi è spersonalizzare i rapporti. Il nuovo regolamento d’accesso ai servizi comunali sarà discusso probabilmente nel consiglio comunale del 6 marzo. Altre novità vengono dall’assemblea dei sindaci dell’ambito sociale del Cremonese, che hanno approvato le linee guida per la suddivisione delle risorse. Il 60% dei fondi sarà destinato a persone con disabilità molto gravi, su indicazione della Regione. Altra indicazione strategica dell’assemblea è stata quella di aumentare il numero delle persone che beneficiano dell’assistenza domiciliare. Oggi infatti la riceve solo il 15% degli anziani. I sindaci hanno deciso di potenziare le misure di sostegno alle dimissioni protette da ospedali e cliniche e l’accompagnamento al domicilio.

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